Mps,la Procura perde il ricorso contro Nomura

No al sequestro da 1,8 miliardi. Anche la Fondazione verso lo stop al tetto del 4%

Alla vigilia di una settimana chiave per la governance del Monte Paschi, subiscono un colpo i magistrati senesi titolari dell'inchiesta su Rocca Salibeni durante l'era Mussari. Il Tribunale del riesame di Siena ha infatti respinto l'appello presentato dai pm, che avevano chiesto il sequestro di 1,8 miliardi alla giapponese Nomura, alla luce dei rischi provocati dalla sottoscrizione del derivato Alexandria.
Oltre a negare l'ipotesi di usura, per la quale sono indagati gli ex vertici del Monte (Mussari, Antonio Vigni e Gianluca Baldassarri), i giudici contestano alcuni punti fermi dei pm. A partire dal tentativo di nascondere il «mandate agreement» (il contratto) con Nomura, ritrovato solo a ottobre 2012 dal nuovo ad di Mps, Fabrizio Viola, nella cassaforte di Vigni. Per i giudici del riesame altre tre persone dell'area Finanza erano a conoscenza del contratto e lo sapeva Banca d'Italia. Il Riesame ha seguito la linea del gip, negando di fatto alla Procura il recupero dei costi occulti emersi dall'inchiesta (700 milioni). L'importo non può essere sottoposto a sequestro perché il contratto Mps-Nomura non pare avere gli estremi della truffa, né dell'usura, e costituirebbe una «minusvalenza latente» da valutare solo a scadenza (nel 2034). «Ho sempre pensato che quelle della Procura fossero misure oggettivamente estreme e inadeguate», ha commentato Guido Alleva, legale di Nomura. A stretto giro, però, i magistrati hanno annunciato che ricorreranno in Cassazione.
In parallelo il pm Aldo Natalini, ha detto di aver ricostruito l'esatto ruolo, «e non quello apparente», giocato da Jp Morgan nell'acquisizione di Antonveneta da parte di Mps. Natalini avrebbe trovato conferma che il «Fresh» da un miliardo lanciato nel 2008 era «un prestito» vero e proprio. Un passaggio chiave, che dovrebbe consentire di chiudere l'inchiesta principale sul Monte entro questo mese.
Sul fronte della governance, intanto,il Monte si avvicina all'assemblea di giovedì con il sì del Comune all'abolizione della barriera al 4% per i diritti di voto dei soci privati. Domani si esprimerà la Fondazione Mps ma, salvo imprevisti, la decisione dovrebbe dare il la alla modifica dello statuto. Un passaggio fondamentale per sfruttare i 4 miliardi di Monti-bond già incassati, senza incappare nel veto europeo.

Commenti

cgf

Dom, 14/07/2013 - 08:38

Se fosse capitato a MPS senza P i giudici del riesame avrebbero raddoppiato la cifra e kisssseeennnefrega se MPS senza P sarebbe sparita da Piazza affari, è in fondo quello che vogliono, ma gli 'amici' no, sai te dopo quante 'magagne' salterebbero fuori?