Alla nostra Pa serve un advisor

In questo Paese il merito non ha cittadinanza. Ciò produce risultati disastrosi per l'azienda Italia. Prendiamo la pubblica amministrazione. Nella sua moltitudine di polverosi uffici vige storicamente l'assenza assoluta di valutazione del manager pubblico. Del merito non c'è traccia. Risultato: promozione assicurata per tutti. A priori.

Nella tanto sbandierata riforma della PA voluta dal ministro Marianna Madia leggo dell'introduzione di una cinquantina di nuovi parametri che, nelle intenzioni, dovrebbero garantire un percorso valutativo efficace ed efficiente. Staremo a vedere. Più di un dubbio lo conservo. Non scorgo nel piano di riassetto un processo di ammodernamento strutturale della macchina pubblica. Il nodo cruciale da sciogliere non è infatti l'inefficienza di questo o quel manager mai oggetto di una reale valutazione (questione seria), piuttosto si tratta di intervenire drasticamente sull'organizzazione complessiva. Toccare il tema dell'organizzazione della PA significa guardarci dentro e in profondità.

Oggi, conviene sempre ricordarcelo, la nostra pubblica amministrazione si tiene alla larga dal produrre il proprio conto economico. Lo Stato è in profondo rosso con il debito pubblico alle stelle proprio perché si procede nell'assoluta opacità. I manager pubblici non fanno altro che allinearsi a tale deficit. Per uscirne, è preliminarmente opportuno affidare a una società di consulenza internazionale (estranea ai giochi della nostra politica), che si occupa di risorse umane, il compito di prendere in esame le singole funzioni e le attività che svolgono tutti i funzionari dello Stato e delle partecipate. Perché prima di agire è fondamentale conoscere. Come di norma fanno le grandi aziende private, le banche, eccetera. Mi permetto di anticiparne l'esito. Basterebbe il 20% dell'attuale personale per assicurare lo stesso servizio, se non migliore.

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