Le nozze di Mps rimandate al 2016

Il neo presidente Tononi: "Serve tempo, mi spenderò in prima persona". Ma ha già fatto visita alla Bce

Rocca Salimberni, storica sede della banca senese

La missione è ambiziosa: trovare un partner per la banca più antica del mondo che per anni è rimasta ostaggio di una gestione scellerata nutrita dai grovigli fra finanza e politica non solo locale. Non è facile. E soprattutto richiede tempo.

Questo è il primo punto che ieri ha voluto chiarire il nuovo presidente del Monte dei Paschi, Massimo Tononi, nel suo insediamento a Siena. «È ragionevole pensare che la banca verrà coinvolta in un processo di aggregazione non prima dell'anno prossimo perché si tratta di processi lunghi», ha detto il banchiere trentino. Sottolineando anche che la banca «ha un conto economico in forte e progressivo miglioramento, nonostante il rimborso dell'aiuto pubblico», tuttavia l'istituto «ha ancora lavoro da fare», a cominciare dai 45 miliardi di crediti a rischio, un terzo del totale, che una bad bank (su cui stanno discutendo governo e Commissione Ue) potrebbe contribuire ad alleggerire.

Impossibile, per ora, fissare una scadenza. Ci sono le verifiche Srep della Bce da considerare. È stato invece chiuso ieri in tarda serata la transazione con i giapponesi di Nomura per la risoluzione anticipata del derivato Alexandria, accordo che avrà un impatto positivo per il Monte di 500 milioni si euro di liquidità. Resta non favorevole la congiuntura per la fase legata alle richieste di dotazioni di capitale che la Bce sta mandando a tutte le banche europee. Insomma, di nozze si parlerà ormai nel 2016. La Borsa però è impaziente e ieri l'onestà di Tononi non è stata premiata a Piazza Affari dove il titolo Mps ha chiuso la seduta in calo dell'8,57% dopo essere stato anche sospeso per eccesso di ribasso.

Di certo, un marito andrà trovato perché lo ha chiesto Francoforte. Non a caso, prima ancora di occupare il suo nuovo ufficio a Rocca Salimbeni, la settimana scorsa Tononi è volato in Germania per incontrare i rappresentanti della Bce che hanno confermato le indicazioni: il matrimonio s'ha da fare.

Ma con chi? «È un tema al quale mi dedicherò personalmente e che occuperà una parte importante del mio tempo», ha detto il presidente di Mps che dai vigilantes europei non ha discusso nè di nomi nè tantomeno ha ricevuto preferenze sulla nazionalità del promesso sposo. Che va trovato con una ricerca «a tutto campo, anche se finora infruttuosa. Quanto alle banche straniere, abbiamo guardato e continuiamo a guardare anche all'estero. Vi sono operatori di dimensioni importanti all'estero che sarebbe inappropriato trascurare», ha aggiunto Tononi. Una soluzione andrà comunque trovata. E il successore di Alessandro Profumo dovrà fare tesoro dell'esperienza accumulata in materia di fusioni e acquisizioni quando lavorava a Goldman Sachs. Chissà se Tononi, allevato alla scuola di Beniamino Andreatta, ascolterà i suggerimenti di un grande vecchio della finanza come il presidente di Intesa, Giovanni Bazoli (cui Andreatta affidò il rilancio del Banco Ambrosiano dopo il crac degli anni Ottanta) e di un altro andreattiano come il patron delle fondazioni, Giuseppe Guzzetti.

Commenti
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bingo bongo

Gio, 24/09/2015 - 16:53

Tutti col pugno chiuso per tenersi prevlegi e soldi,per non parlare di donazioni sospette.Poi quando c'è damettere mano al portafoglio c'è la bad company che attingera dalla frssi italiani company,quelli che le tasse gli vengono sottratte alla fonte.

Ritratto di ilvillacastellano

ilvillacastellano

Gio, 24/09/2015 - 19:05

Sì, vabbe'! Nozze o non nozze, quando provvedono a restituire, con gli stessi interessi usurai praticati dalle banche, i nostri soldi, da noi versati allo stato come tasse, e prestati all'Mps da Monti, senza il nostro consenso, per evitare la bancarotta?