Nuova «mina» sull'aumento di Mps

Il Pd tenta l'ultimo assalto, ma il mercato pretende la svolta. Ed è battaglia sull'ad

Camilla Conti

Il Monte dei Paschi resta al centro dei radar di Piazza Affari dove ieri il titolo ha segnato un leggero rialzo (+0,71%) attestandosi a 0,24 euro. Nelle sale operative si ragiona sulle mosse per ridurre l'aumento di capitale, per ora stimato a 5 miliardi, che la banca dovrà varare entro l'autunno e in particolare sul piano di conversione volontario dei subordinati istituzionali in azioni. Anche se ad incidere sul definitivo importo dell'aumento, fanno notare fonti finanziarie, sarà soprattutto la gestione definitiva dello smaltimento degli Npl. Bisognerà inoltre capire se il «promesso sposo» invocato a più riprese dalla Bce varcherà la soglia di Rocca Salimbeni attraverso la ricapitalizzazione o in una fase successiva.

La telenovela senese non coinvolge solo gli operatori ma anche gli attuali azionisti del Monte cui interessa il ritorno alla redditività della banca per recuperare le perdite fin qui accumulate con il loro investimento in Mps. Come i sudamericani di Fintech che hanno ridotto al 2,4% la quota che possedevano dalla primavera 2014 proprio per le forti perdite subite negli anni. O come Alessandro Falciai (socio con circa l'1,8% e consigliere di amministrazione di Rocca Salimbeni) che ai prezzi attuali del titolo sta perdendo nell'avventura senese quasi 50 milioni di euro. Ma la palla è comunque in mano agli investitori.

Come garanzia per aprire il portafoglio questi soggetti chiedono al Monte la rottura degli schemi del passato che hanno aggrovigliato la banca fino a soffocarla. Insomma, il mercato chiede che la politica si tenga fuori per sempre dalla banca. Ma la politica non molla, nè quella locale nè tantomeno quella nazionale considerando l'accavallarsi dell'agenda del maxi riassetto senese con quella del referendum renziano. Secondo quanto risulta al Giornale, negli ultimi giorni sarebbe sceso in pressing sul Tesoro (azionista del Monte con circa il 4%) l'ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, con l'obiettivo di «blindare» la poltrona dell'amministratore delegato oggi occupata da Fabrizio Viola ma destinata inevitabilmente a cambiare con l'arrivo di nuovi azionisti. Lo stesso Bersani che all'inizio del 2013 lanciò la proposta di commissariare la banca dando ai vertici di allora (il tandem Profumo-Viola) pieni poteri e sospendendo quelli di cda e assemblea.

L'ultimo, disperato, assalto della politica muove anche sulla Fondazione nonostante oggi possieda solo l'1,4% del Monte che un tempo controllava. Il Pd senese spinge affinché l'ente rompa il patto siglato con Fintech nel 2014. E soprattutto per sostituire Marcello Clarich alla presidenza con Marco Turchi, ex consigliere di amministrazione del Monte ai tempi di Alessandro Profumo nonché sindaco revisore con Mussari.

Mentre nelle contrade fa anche discutere la partecipazione del direttore generale dell'ente, Davide Usai, per la sua partecipazione domani alla festa dell'Unità di Siena. Dove il passato sembra diventato una condanna per il futuro.