Nuovi indagati per Porta Vittoria

Per concorso in bancarotta coinvolti banchieri, legali e consulenti

Spuntano nuovi indagati per la vicenda del crac di Porta Vittoria. Tra loro l'ex numero uno del Banco Popolare, oggi consigliere e presidente del Comitato esecutivo di Banco Bpm, Pier Francesco Saviotti.

I nomi sono elencati nelle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Milano ha condannato a sette anni di carcere Danilo Coppola. I nuovi indagati rispondono di concorso in bancarotta in relazione al crac di Porta Vittoria spa e Mib Prima spa, società entrambe riconducibili all'immobiliarista romano. Si tratta appunto dell'ex amministratore delegato di Banco Popolare Saviotti, dell'avvocato di riferimento della banca per l'operazione Porta Vittoria Giuseppe Mercanti, dell'advisor Arnaldo Borghesi e dell'avvocato Francesco Gianni, che collaborarono alla trattativa tra l'istituto di credito e Coppola per fargli avere un finanziamento finalizzato a saldare il suo conto con il Fisco. Per i giudici milanesi, sarebbero stati «consapevoli» della «strumentalità dell'operazione», a cui avrebbero dato «l'apporto ideativo», e che la stessa operazione «avrebbe determinato un depauperamento del patrimonio sociale di Porta Vittoria». Per le vicende relative al dissesto della società Mib Prima, risultano indagati alcuni professionisti che hanno seguito il caso tra i quali Fausto Buongiorni, Vittorio Emanuele Falsitta e Paolo Costanzo.

La nuove iscrizioni sono un atto dovuto sulla base di quanto indicato dal Tribunale che, con le motivazioni della sentenza Coppola, aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Milano per la valutazione del reato di concorso in bancarotta a loro carico. La società Porta Vittoria spa era titolare di un progetto di riqualificazione e sviluppo immobiliare in un'area di 151mila metri quadrati nella zona sud-est della città. I lavori non sono mai stati completati proprio a causa dei problemi finanziari e delle disavventure giudiziarie dell'ex «furbetto del quartierino».

CBas