Oggi il decreto per le due venete

Corretto il salvarisparmi. Tesoro e Intesa in pressing per limitare il diktat della Ue

Gian Maria De Francesco

Oggi si riunirà il Consiglio dei ministri per varare il decreto per il salvataggio di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. I componenti dell'esecutivo sono stati preallertati sin da ieri. La materia è molto complessa e articolata ed è stata oggetto di trattative fino a tardissima serata tra Intesa Sanpaolo, che ha presentato un'offerta di acquisto selettiva degli asset in bonis dei due istituti per 1 euro, il governo e la Commissione europea.

I problemi tecnici, infatti, sono numerosi. In primo luogo, occorre cambiare la «destinazione d'uso» del Fondo Salvarisparmio da 20 miliardi varato dalla legge di Bilancio per la ricapitalizzazione preventiva di Mps. Andrà utilizzato pure per finanziare la bad bank che assorbirà gli 11 miliardi di non performing loan dei due istituti (3-4 miliardi il costo atteso). In seconda istanza, bisognerà procedere alla liquidazione coatta amministrativa (che dovrà essere richiesta dai cda delle due banche, che ieri si sono riuniti a questo scopo e torneranno a convocarsi martedì) cercando di bloccare il bail in e procedendo al burden sharing, sempre salvaguardando gli obbligazionisti subordinati individuali.

Ultimo ma non meno importante punto nella trattativa Italia-Bruxelles è minimizzare l'impatto delle penalizzazioni imposte dall'esecutivo comunitario, non solo in termini di contributo di azionisti e obbligazionisti, ma anche in termini di intervento dei privati. Dall'Unione europea sarebbero arrivate indicazioni sulla necessità di trovare comunque delle risorse private, che le indiscrezioni indicano sempre in 1,2 miliardi di euro. Inoltre la direzione generale Competitività vuole che, in cambio dell'ok all'aiuto di Stato, si garantisca un ritorno alla redditività, tramite consistenti tagli al personale che potrebbero andare ben oltre i 4mila tagli fin qui paventati. Ecco perché il segretario generale del principale sindacato dei bancari (la Fabi), Lando Maria Sileoni, si è appellato al premier Gentiloni e al ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, contro «l'Europa che vuole i licenziamenti: così rischia di saltare tutto». L'offerta di Intesa prevede che la banca non sostenga costi. Il peso economico delle eccedenze di personale, quindi, non dovrà ricadere sull'istituto per non comprometterne la realizzazione del piano industriale. Occorrerebbe, pertanto, un rafforzamento del Fondo esuberi con un intervento pubblico o del sistema da almeno 1,5 miliardi. Sempre che Bruxelles sia d'accordo.

Ieri pomeriggio a Palazzo Chigi il premier Gentiloni ha incontrato il ministro Padoan per fare il punto. Il capo del governo a Bruxelles ieri aveva cercato di rassicurare il mercato. «Mi sento di confermare totalmente la garanzia per i risparmiatori e i correntisti» delle banche venete, ha dichiarato sottolineando che «se ci saranno decisioni da prendere, le prenderemo». Sconsolato il presidente di Bpvi, Gianni Mion. «Sono stato bocciato».