Oltre 8 milioni di italiani hanno la previdenza integrativa E i rendimenti arrivano al 3,3%

Angelo D'Angelo

Cresce l'attenzione degli italiani per la previdenza integrativa. I lavoratori iscritti ai fondi pensione nel 2017, rivela la Covip, si sono attestati a quota 8,3 milioni, circa un terzo della forza lavoro equivalente del Paese e con una crescita annua del 7,1 per cento. In maggioranza si tratta di lavoratori dipendenti (6,2 milioni, +7,4%), spinti verso i fondi pensioni anche dagli accordi aziendali che comportano l'iscrizione automatica ai fondi negoziali, cioè quelli riservata agli appartenenti a determinate categorie professionali. Anche gli autonomi (2,1 milioni, +2,3%), tuttavia, cominciano a partecipare in maniera sempre più massiccia a questi istituti in quanto la previdenza pubblica è sempre meno in grado di coprire i fabbisogni di coloro che si ritirano dal lavoro.

Secondo l'Indagine sui bilanci familiari curata dalla Banca d'Italia, nel 15% delle famiglie almeno un componente ha dichiarato di aderire a fondi pensione o assicurazioni vita per integrare la pensione pubblica. La quota è più elevata al Centro Nord (17% contro l'11% nel Mezzogiorno).

Nel 2017 i rendimenti netti dei fondi pensione sono stati positivi: i fondi negoziali e i fondi aperti hanno reso in media, rispettivamente, il 2,6% e il 3,3%, mentre i Pip (piani individuali pensionistici di tipo assicurativo) il 2,2%, battendo la rivalutazione del Tfr (lasciato all'Inps o in azienda) che si è fermato all'1,7 per cento. Considerando l'orizzonte degli ultimi dieci anni: 25mila euro di Tfr affidati nel 2007 al fondo pensione aperto sarebbero diventati circa 33.600 euro (esclusi gli ulteriori versamenti e la loro rivalutazione), mentre quello lasciato all'Inps si sarebbe fermato a circa 30.775 euro. La differenza fra le due scelte è di 2.900 euro che per chi desidera un buen retiro non sono bruscolini.

Ma come funziona, concretamente, un fondo pensione? Innanzitutto c'è l'adesione, che nei casi dei lavoratori dipendenti può anche essere collettiva, con contributo del datore di lavoro. L'adesione è libera, la somma da versare flessibile (tranne in caso di uno specifico accordo aziendale) ed è possibile versare anche somme una tantum, oltre che recedere in qualsiasi momento, chiedendo riscatti e anticipazioni. La deducibilità Irpef (fino a 5.164,57 euro annui) e gli altri sconti fiscali non sono, infine, da sottovalutare.