Omeopatia, il fatturato del 2016 è in negativo: "Serve un dialogo con il governo"

In occasione della Giornata dell’Omeopatia Omeoimprese, l’associazione che rappresenta le più importanti case produttrici e distributrici di farmaci omeopatici, diffonde i fatturati 2016: senza un dialogo con il Governo e il rinvio di alcune stringenti scadenze burocratiche, il comparto rischia il tracollo.

Omeoimprese, l'associazione che rappresenta le più importanti case produttrici e distributrici di farmaci omeopatici, ha diffuso i fatturati del 2016.

Ha inoltre lanciato un appello: senza un dialogo con il Governo e il rinvio di alcune stringenti scadenze burocratiche, il comparto rischia il tracollo. “Rispetto all’anno 2015 - spiega il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga - il mercato ha avuto un decremento sia in termini di fatturato (-4,8%) sia in termini di numero di pezzi venduti (-7,4%). Negli ultimi 12 mesi le aziende hanno bruciato quasi 15milioni di euro, la prima e annunciata conseguenza della scadenza burocratica del 30 giugno 2017 termine ultimo per i produttori di farmaci per la consegna all’Agenzia del Farmaco delle domande di rinnovo dell’AIC relative ai prodotti già in commercio da 30 anni e più”.

“Le aziende – continua Gorga - hanno cominciato a ritirare i prodotti per i quali non intendono rinnovare le autorizzazioni, una procedura onerosa e complicata. Inoltre per ogni farmaco omeopatico in commercio, esattamente come accade per gli allopatici, dovrà essere versata una tariffa annuale. Si tratta quindi, al momento, di un calo fisiologico, legato ad una selezione dei prodotti, che nasconde però un problema più serio”.

Sarebbero infatti circa 13.000 i medicinali attualmente in commercio ma a seguito dei dossier di registrazione richiesti da AIFA ne resteranno sul mercato non più di 5.000/6.000.

“In questi mesi come Omeoimprese - prosegue Gorga - ci stiamo battendo per ottenere dal Ministero della Salute una proroga alla scadenza del prossimo 30 giugno. Non si tratta di una mancanza di responsabilità da parte del settore, ma una richiesta di ossigeno. Senza un rinvio, tutto quello che non sarà stato consegnato nei termini di legge sparirà dagli scaffali delle farmacie alla fine del 2018. Una vera ecatombe per il settore con la perdita di 70milioni di euro, la chiusura delle attività italiane più piccole e 4.000 lavoratori con un futuro a rischio. Una situazione che andrebbe a vantaggio solo delle multinazionali straniere dell’omeopatia che distribuiscono in Italia e che sono dotate di altre risorse e mezzi”.