Ora le false cooperative rischiano la cancellazione

Si punta a stroncare il lavoro nero e a impedire l'aggiudicazione di appalti al massimo ribasso

Lavoro sottopagato e retribuito in nero e scarsa sicurezza, così da mettere le mani sugli appalti, aggiudicandoseli al massimo ribasso: è l'universo delle false cooperative, un mondo opaco e senza regole che un disegno di legge al Senato, attualmente fermo in commissione Industria a Palazzo Madama, punta a stroncare. Colpendo duro, fino ad arrivare alla cancellazione dall'albo nazionale degli enti cooperativi, chi sgarra.

Il percorso che ha portato all'attuale ddl era iniziato nell'aprile 2015 con la presentazione alla Corte di Cassazione di proposta di una legge, in seguito sostenuta dalla raccolta di 100mila firme. Nel giugno scorso è scaduto il termine previsto per gli emendamenti al ddl proposto da Massimo Caleo (Pd) e adottato dalla commissione di Palazzo Madama come testo base in luogo di una proposta molto simile presentata al Parlamento dal Consiglio regionale lombardo. Entrambe le proposte comunque, come emerge dalle relazioni che precedono l'articolato, sono state supportate dall'Alleanza delle cooperative italiane (Aci).

In sintesi, con il progetto di legge Caleo si intende vigilare maggiormente sulle società cooperative e sanzionare in modo più efficace rispetto alla normativa vigente chi non rispetta le regole sulla vigilanza. Cosa che, spiega Caleo, incide sul fenomeno del massimo ribasso nelle gare di appalto che, inevitabilmente, favorisce le imprese che non rispettano i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative.

Come ha ricordato in sede di presentazione Bruno Astorre, relatore del provvedimento, si prevede, tra l'altro, la sanzione della cancellazione dall'albo delle cooperative italiane, istituito al ministero dello Sviluppo economico, per quelle che non siano state sottoposte alle revisioni e ispezioni previste dal decreto legislativo 220 del 2002, con conseguente devoluzione del patrimonio ai fondi mutualistici per la promozione e sviluppo della cooperazione (art. 5). L'intento è inoltre quello di raccordare i soggetti che controllano le cooperative, attraverso intese che consentano al Mise di coordinare i revisori provenienti anche da altre amministrazioni come l'Agenzia delle entrate, il ministero del Lavoro e le camere di commercio.