Ora una Pa più efficiente

Nel Belpaese il verbo sburocratizzare gode di scarsissima considerazione. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: una spada di Damocle su qualsiasi tentativo di sviluppo. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, in questi giorni è andato dritto al punto: se si interviene con decisione sulla burocrazia si otterrebbe un balzo del nostro Pil del 16%. Non è la prima volta che l'ottimo Sangalli si misura con la delicata materia. Dal suo osservatorio privilegiato ne coglie i contraccolpi. Mentre la politica che ama la pratica degli annunci continua a non fare nulla di concreto. Intendiamoci: sburocratizzare non significa eliminare la burocrazia, ma rendere efficiente quel processo che interessa imprese e famiglie. Ciò che è lecito attendersi come cittadini è un percorso di liberazione dai mille ostacoli che bloccano tutto. Draghi può continuare ad azionare il suo bazooka monetario ma è improbabile che si ottengano risultati apprezzabili se non si scardina la macchina della Pubblica Amministrazione. Che non necessita di un tagliando per passare la revisione. Va cambiata. O, per venire incontro all'espressione così cara al premier (a meno che gli sia servita solo per far fuori i suoi «concorrenti»), va rottamata. Il che vuol dire sburocratizzare l'ingorgo kafkiano secondo solidi principi liberali. Con una vera rivoluzione copernicana; una programmazione a dieci anni almeno, non il solito «decretino» d'immagine. Dunque: privatizziamo la PA! Cioè: individuati gli obiettivi pubblici, allo Stato spetta il relativo controllo mentre la gestione passa ai privati. In questo modo, forse, il gestore si sarebbe accorto per tempo dell'ormai famoso uomo che timbrava il cartellino in mutande. La questione è cruciale: pubblico significa servizio efficace ed efficiente reso alla collettività. Solo il privato può vincere una sfida così importante. www.pompeolocatelli.it