Ora Piazza Affari si aggrappa alla Fed

Le Borse vogliono chiarezza dalla Yellen sui tassi Usa. Ma per gli esperti non basta

Massimo Restelli

Piazza Affari appende le proprie speranze, insieme a quelle delle altre Borse mondiali, alla Federal Reserve, puntando sull'atteso rinvio del rialzo dei tassi americani alla fine dell'anno: l'occasione per carpire i progetti della banca centrale è venerdì prossimo, quando Janet Yellen prenderà la parola al simposio dei banchieri centrali di Jackson Hole nel Wyoming.

Ma nelle sale operative si va diffondendo l'idea che al listino milanese non sarà sufficiente l'«aspirina» distribuita Oltreoceano. Come dimostra l'ultimo venerdì nero (-2,2% l'indice Ftse Mib) l'Italia e le sue banche, poiché sono fiaccate da 200 miliardi di sofferenze lorde e sono rese ulteriormente vulnerabili da una ripresa che non si vede, sono infatti tornate sotto l'attacco della speculazione internazionale. «Il fatto che la Fed possa prendere tempo sul rialzo dei tassi avrà un impatto marginale sui listini. Tutto il mercato considera ormai scontato che entro pochi mesi ci sarà un inasprimento», sottolinea Gianluca Verzelli, vice direttore centrale di Banca Akros (gruppo Bipiemme). Insomma considerando la corsa già messa a segno dagli indici di Wall Street, che viaggiano sui massimi storici, ad oggi manca una nuova spinta a comperare. Anche perché se «le azioni americane sono relativamente care, l'Europa deve ancora fare i conti con le conseguenze della Brexit su una crescita di per sè debole».

In questo macro-scenario si inserisce il problema dei Paesi periferici. A partire dalla Penisola: «Gli investitori sono partiti per le vacanze d'agosto con il problema delle banche italiane sul tavolo, e stanno per tornare ai pc senza che si stata trovata una soluzione definitiva per i crediti deteriorati», prosegue l'esperto di Akros. Certo il governo Renzi con la maxi-ricapitalizzazione da 5 miliardi annunciata da Monte Paschi dopo la bocciatura agli stress test europei, ha arginato il rischio contagio e Atlante 2 ha promesso di portare rapidamente le adesioni dagli attuali 1,7 a 3,5 miliardi, «ma la speculazione è ancora libera di colpire altrove», nota Verzelli.

Ora torniamo ai tassi americani. Con ogni probabilità il 26 agosto Janet Yellen sfrutterà il palco di Jackson Hole, che aveva invece disertato la scorsa estate in piena crisi della Cina, per ridare un'unica voce alla Federal Reserve. Un atto indispensabile per «zittire» i falchi e le colombe del Fomc che nelle ultime settimane si sono divisi tra un rialzo dei tassi subito (la prima riunione utile è il 20-21 settembre) o rimandare tutto al 13-14 dicembre. A contribuire all'attuale babele è stato lo stesso numero due William Dudley che ha definito possibile un rialzo già il prossimo mese. Il Fomc tuttavia resta diviso, come dimostrano le minute della riunione di luglio, da cui trapela l'intenzione di valutare tutte le opzioni, visto che i «rischi a breve» per l'economia Usa «sono diminuiti». Probabilmente risulteranno decisivi per la Fed i dati sull'occupazione americana di agosto, che saranno diffusi il 2 settembre.