Ora la ripresina rischia lo stallo

Il gioco al massacro dei dazi, se e quando comincerà veramente, rischia di vanificare buona parte degli sforzi al capitolo crescita. Mario Draghi, che rappresenta la massima autorità bancaria europea, è stato chiaro: «La storia insegna che le conseguenze del protezionismo non sono positive. Ed è innegabile che l'incertezza che circonda le prospettive di crescita è recentemente aumentata». Tre sono le mine che, esplodendo, porterebbero a un ribasso dell'outlook: il rischio che si arrivi a una sorta di protezionismo globale, innescato dalla dura presa di posizione Usa; l'aumento, già tangibile, dei prezzi del petrolio derivato dai rischi politici in Medio Oriente; la possibile persistenza dell'accresciuta volatilità delle Borse. Senza contare le incertezze che pesano ancora sulla Brexit e le conseguenze della fine del quantitative easing pianificato dalla Banca centrale europea, un piano di aiuti di cui hanno beneficiato soprattutto Italia e Spagna. Un coktail micidiale che, insieme alla minaccia di Donald Trump di applicare dazi del 20% sulle esportazioni di veicoli dall'Europa, aprirebbe scenari imprevedibili. Il Vecchio continente, in proposito, ha nel settore automobilistico il cardine della sua economia: queste aziende danno lavoro a 12,6 milioni di persone, garantiscono oltre 410 miliardi di contributi fiscali e generano un surplus commerciale per circa 90 miliardi di euro. Un rallentamento imposto dalla tegola dazi, unito ai costi elevati che l'industria dovrà sostenere per far fronte alle nuove regole sulle emissioni, potrebbe incidere negativamente sul contributo del settore alla stabilità economica europea.