Con oro & C. un riparo sicuro. Difendersi e magari guadagnare

Il 2017 potrebbe essere l'anno delle materie prime e dei metalli industriali. Occhio alle scelte di Trump e a Brexit

Dice il saggio: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a investire sui beni rifugio. Con una crisi che come confermano i dati dell'Istat e a dispetto delle promesse elettorali del governo con la manovra appena varata continua a mordere senza lasciare molte vie d'uscita anche ai risparmiatori, la parola d'ordine è: stare alla larga dagli investimenti tradizionali che, tra una deflazione che non recupera e tante banche sull'orlo del baratro, continuano a riservare amare sorprese a quello che resta della classe media sempre più in via d'estinzione. La regola varrà anche nel 2017? E se sì, su quali beni rifugio conviene investire? Una prima risposta arriva dall'America.

EFFETTO TRUMP

Gli investimenti infrastrutturali promessi dal neopresidente degli Stati Uniti, Donald Trump, porteranno gli asset reali a sovraperformare nel 2017, secondo le analisi di ETF Securities. Parliamo delle commodities, ovvero le materie prime, che saranno sostenute dagli investimenti annunciati dal nuovo inquilino della Casa Bianca. Quanto alla fonte, è probabile che la domanda sia trainata dai mercati emergenti, in special modo quello cinese, sia una continua fonte di consumo di commodities. Gli analisti prevedono dunque che il petrolio e i metalli preziosi si rafforzeranno nel 2017. La fine della frenesia speculativa cinese sui metalli industriali porterà probabilmente a prezzi più bassi nel breve termine. Questi ultimi, tuttavia, dovrebbero rimbalzare nel lungo periodo, dal momento che la spesa per le infrastrutture sostiene la richiesta di metalli industriali.

ORO

È il bene rifugio per eccellenza. Dovrebbe proteggere, sulla carta, anche da un eventuale ritorno dell'inflazione. Tanto che, stando al settimanale tedesco Wirtschaftswoche, sempre più clienti italiani comprano e depositano lingotti e monete d'oro in Svizzera. A confermarlo al settimanale è il direttore della filiale di Lugano di Pro Aurum, Robert Hartmann, specialista nel commercio di metalli preziosi: «Di norma abbiamo il 20% di clienti italiani, mentre l'80% sono svizzeri. Questo rapporto si è ora pressoché ribaltato» ha dichiarato alla Wirtschaftswoche. Molti clienti dopo l'acquisto trasferiscono l'oro nel deposito di Zurigo, esente da dazi, di Pro Aurum. Non si tratta di un trasferimento illegale: chi vuole trasferire denaro dall'Ue verso la Svizzera per una cifra che supera la soglia dei 10mila euro, deve essere dichiarata per iscritto. Eppure, nonostante i venti reflazionisti che soffiano dagli Stati Uniti, il metallo giallo è scivolato sulla vittoria di Trump. I prezzi sono scesi di circa il 4% in una settimana, a 1.230 dollari l'oncia, guidati da altri fattori: l'aumento della propensione al rischio, il super dollaro, e più in generale, un rallentamento della domanda a livello globale, calata del 10% nel terzo trimestre, secondo il World Gold Council. Secondo gli analisti, però, nel 2017 il fair value del metallo giallo raggiungerà i 1440 dollari l'oncia (al momento scambia intorno ai 1300).

BIGLIETTO VERDE

Il 2017 potrebbe essere l'anno del ritorno di fiamma del dollaro, la valuta rifugio per eccellenza. La politica di tassi bassi delle Fed sta per cambiare, mentre quella espansionista della Bce andrà avanti ancora per tutto il prossimo anno. Dunque c'è da aspettarsi che l'investimento in dollari, o in valori denominati nel biglietto verde, possa dare una buona componente «rifugio» al proprio portafoglio. Molti analisti si aspettano che il dollaro/euro ritrovi la parità, quota mai più rivista dalla fine del 2002. Fondamentali, a tal proposito, saranno però due variabili: la politica del nuovo presidente Trump, e il progresso del processo Brexit.

Commenti

gigi0000

Mer, 14/12/2016 - 10:51

Qualunque investimento comporta dei rischi e ne abbiamo avuto la prova eclatante con le vicende di Banca Etruria & company. Tanto vale quindi investire in Titoli di Stato ad alto rendimento e basso rischio. Mi riferisco ad un Paese di grande stabilità politica e riconosciuto affidabile a livello internazionale. I tassi attuali: 20% a 3 mesi, sono dovuti alla caduta del prezzo del petrolio, ma le basi rimangono solide.