Padoan: "Più riforme per crescere"

Il ministro dell'Economia mette anche il Sud tra le leve per il rilancio. Visco: "Il Pil 2015 salirà di oltre lo 0,5%". Varoufakis vuole un altro Qe con la Bei in campo. E attacca la Bundesbank

nostro inviato a Cernobbio

Non si vive di solo Varoufakis, in quel di Cernobbio. C'è spazio anche per la poetica crepuscolare di Guido Gozzano, del rimpianto per «le rose che non colsi». Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, lascia fluttuare questi versi sulla platea del Workshop Ambrosetti, ne fa metafora per parlare dell'Italia, dell'«ottimismo nuovo» non solo generato dal quantitative easing della Bce. «È il momento di cogliere le opportunità», dice, offerte da una straordinaria congiunzione macroeconomica in cui a una politica monetaria mai così lasca si salda una svalutazione dell'euro «più forte del previsto». Si deve agire, dunque, se non si vuole avere i rimorsi del poeta e per evitare che le stime di una crescita del Pil «superiore al mezzo punto quest'anno, superiore all'1,5 l'anno prossimo» abbiano il retrogusto amaro delle ennesime previsioni sballate. Con l'inazione «si soccombe», mette in chiaro Visco.

Insomma: vietato abbassare la guardia. «Quello che non si respira nel governo è un clima di rilassamento. Io non sono mai contento», rassicura il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. Tra il titolare di Via XX Settembre e quello di Via Nazionale c'è perfetta sintonia su ciò che serve per rimettere il Paese sul binario della crescita: riforme, riforme e ancora riforme. Sembra di ascoltare Mario Draghi, che quelle riforme continua tuttavia ad aspettarle. «Due cose non bisogna fare: peccare di eccesso di ottimismo e non cogliere gli incentivi a fare le riforme», dice Padoan. Che poi passa a dettagliare il ruolino di marcia, con il Jobs act che «deve essere implementato, la delega fiscale completata nei prossimi mesi, un'operazione complessa che migliora il quadro della politica tributaria. Poi ci sono la giustizia e la Pubblica amministrazione, che devono entrare più decisamente nella fase di implementazione». Senza dimenticare il capitolo scuola, «importantissimo perché il capitale umano è la fonte principale della creazione di ricchezza», e il Sud, un tema che va riaperto senza politiche specifiche e senza stanziare risorse aggiuntive.

Padoan punta ad attivare per il Meridione la leva dei capitali privati. Per poterlo fare, occorre però un ingrediente fondamentale: la fiducia. E se sul versante dei mercati sta tornando, al momento è invece ancora assente la confidence «più importante, quella di famiglie e imprese». Per il suo ripristino le banche possono dare un contributo importante. E sotto questo profilo, spiega Visco, la riforma delle popolari «va nella giusta direzione» per creare un sistema del credito «più solido e trasparente». D'accordo Padoan: il nuovo look delle Pop finirà per «irrobustire» il sistema bancario italiano.

Infine, c'è spazio anche per una replica al ministro della Difesa greco, Palos Kammelos, che aveva parlato di pericolo di uscita dall'euro per Italia e Spagna se esce la Grecia. «Ogni relazione tra Grexit e Italia è fuori luogo - taglia corto Padoan -. I rischi per l'Italia non crescerebbero per una Grexit». Varoufakis, cui spetta la primogenitura della Penisola «a rischio bancarotta», stavolta punta il mirino altrove. Prima se la prende con la Bundesbank, che «ha scritto lo statuto della Bce, che quindi va cambiato» per rimuovere l'ostacolo all'acquisto di bond greci. Poi, avanza la proposta di un «piano Merkel», dice tra il serio e il faceto, per rilanciare gli investimenti europei. Perché il Qe di Draghi «non basterà». Occorre, quindi, mettere la Bei (Banca europea degli investimenti) a capo di un programma finanziato al 100% da obbligazioni dalla stessa Bei comprate dalla Bce sul mercato secondario. «Questo risolverebbe i problemi operativi della Bce - sostiene Varoufakis - perché comprerebbe un solo pezzo di carta con rating tripla A, senza doversi preoccupare dei diversi titoli di Stato».

Commenti

unosolo

Dom, 15/03/2015 - 11:42

megli che si fermi che con le modifiche fatte si è fermata la Nazione , produzione non copre le uscite dello Stato , stipendi fermi , pensioni ferme , l'unica cosa che sale è il debito oltre i stipendi istituzionali quelli che neanche pagano il giusto come tutti i lavoratori essi pagano l'IRPEF sono ad una parte dello stipendio mentre l'altra parte esente e neanche dichiarata come reddito , almeno credo. Lavoratori pagano ritenute altissime i parlamentari la metà non è giusto ma nessuno dice che è incostituzionale in quanto si sono fatti una precisa legge .

unosolo

Dom, 15/03/2015 - 13:58

parlamentari e governo sono furbi si mantengono tutto anzi sembra anche che i vitalizi se li sono aggiustati in meglio non li eliminano anzi li migliorano in meglio ma di tanto come i loro stipendi che aumentano continuamente in barba a chi paga enormi tributi.

Ritratto di bingo bongo

bingo bongo

Lun, 16/03/2015 - 16:56

I costi del personale al Quirinale sono decine di milioni di euri.Stessa storia per la presidenza del consiglio.Senato,Camera,Corte dei Conti,Ragioneria Generale dello stato,il personale di stanza nei ministeri,e...l'elenco a scendere è veramente lungo.Tagliamo il 10 percento della spesa corrente ed abbiamo una piccola manovra servita senza toccare quelli da 2mila euro netti mese.....