Parmalat, per l'affare Lag 775mila euro di consulenze

L’affare Lag costa caro a Parmalat. E non solo per l’erronea valutazione che è stata fatta del suo valore al momento dell’acquisto. Sfogliando il verbale dell’ultima assemblea emerge, infatti, che il commissario e i consulenti chiamati in causa per cercare di sbrogliare la matassa a stelle e strisce sono costati fino a ora - e secondo una prima stima - 775mila euro.

Una cifra sostanziosa che si divide sostanzialmente in tre. La prima parte riguarda il curatore speciale, nominato dal tribunale di Parma, ma a carico dell’azienda per 190mila euro: 100 mila sono «l’anticipo» chiesto dal Commissario e 90mila quello dei suoi consulenti. Il secondo maxi-esborso va ai tre esperti nominati per definire il prezzo dell’asset (Lag) e ammonta a 300mila, 100mila a testa. Infine il compenso di Guido Rossi, il super giurista chiamato a gennaio come advisor da Parmalat, è stato per ora definito in 285mila euro.

Tutti questi incarichi sono lungi dall’essere a breve termine. Su Parmalat si preannuncia infatti all’orizzonte un’estate «bollente». Non si placa, infatti, il braccio di ferro tra la Procura di Parma e i soci di minoranza. Ricapitolando, negli ultimi mesi, il Tribunale ha imposto a Parmalat un commissario per verificare il prezzo dell’operazione Lag , nel frattempo, Lactalis ha fatto l’auto-sconto a se stessa, abbassando il prezzo di Lag da 900 a 774 milioni di dollari.

Il commissario Angelo Manaresi ha prodotto una corposa relazione, chiedendo un ulteriore sconto a 623 milioni, ma Parmalat non ci sta e ha nominato i tre professori sopracitati per nuove perizie. Insomma, costi e consulenze si moltiplicano e il verdetto si vedrà soltanto in autunno.