Una pensione sicura in 5 mosse

Il contributo del datore di lavoro fa la differenza nel lungo periodo: chi ha investito nei fondi ha raddoppiato il capitale

Mentre il governo è in affanno per parare i colpi della Consulta sulle pensioni gli italiani cercano di mettere da parte fondi che possano valere una pensione a fine carriera. Un vero e proprio paracadute per chi lavora e teme di restare senza pensione. A partire da questo mese i lavoratori potranno avere un quadro chiaro sul loro futuro pensionistico grazie alle proieizioni consultabili sul sito dell'Inps. La busta arancione di fatto ora è una realtà. Ma davanti ai numeri c'è chi avrà bisogno di correre al riparo. Così potrebbe scattare il boom dei fondi per le pensioni integrative. I numeri dicono che ne vale la pena. Ad esempio un lavoratore che nel 1998 guadagnava 20mila euro l'anno, aderendo a un fondo pensione negoziale al 31 marzo 2015 avrebbe un tesoretto previdenziale di circa 60 mila euro.Il risultato sarebbe di 58 mila euro se avesse sottoscritto un fondo aperto.

Secondo uno studio del Corriere Economia, i titoli azionari hanno penalizzato i fondi aperti rispetto a quelli negoziali che sono costituiti principalmente dai titoli di Stato. Il contributo aziendale in questi casi fa la differenza. Il fondo aperto su base individuale, quindi senza intervento dell'azienda avrebbe consentito di accantonare 37mila euro. Il Tfr presso il datore di lavoro avrebbe dato invece lugo ad un ammontare ancora inferiore pari a 32mila euro. La liquidazione in azienda si rivaluta con un tasso dell'1,5 per cento, più il 75 per cento dell'inflazione. L'offerta quindi è ampia e la scelta del prodotto giusto è fondamentale. I rendimenti infatti incidono molto sul lungo periodo.

Commenti

Luis53

Dom, 10/05/2015 - 20:08

Di sicuro ci sono solo i parassiti al governo