Pensioni, braccio di ferro nel governo

Renzi chiede flessibilità sull'uscita anticipata. Padoan frena: "Salvare principi di un sistema solido e stabile"

Il premier Matteo Renzi riapre il dossier della flessibilità per le pensioni. "Ho chiesto a Padoan e Poletti di individuare un meccanismo per consentire più flessibilità in uscita. Spero che riusciremo a trovare un primo rimedio già con la Stabilità", scrive nero su bianco in risposta ad un lettore dell’Unità. E il tema, che sembrava chiuso a data da destinarsi, torna sul tavolo di lavoro dei due ministri per entrare nella prossima manovra. Forse non subito, magari con un emendamento calibrato da inserire nel corso dell’iter parlamentare. Non sono in vista stravolgimenti della legge Fornero, che non sono possibili. Ma, insieme alla soluzione del nodo degli esodati rimasti fuori dal computo dei salvaguardati, potrebbe arrivare qualche prima misura di flessibilità. Di sicuro c’è l’ipotesi della cosiddetta "Opzione Donna", che prevedeva nel passato fino al 2015 alle donne di andare in pensione con 57 anni d’età e 35 di contributi, ma con tutto l’assegno calcolato col metodo contributivo (e quindi con una perdita media del 25.30). Difficile invece che possano trovare spazio opzioni più onerose come quella di prevedere penalizzazioni per ogni anno di anticipo rispetto al periodo di fine lavoro previsto.
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti e quello dell’Economia Pier Carlo Padoan sono al lavoro sul tema. Ma certo l’intervento di Renzi rappresenta una accelerazione. "Non è all’ordine del giorno della legge di stabilità", aveva detto Padoan intervistato da Sky Tg24. Il ministro lo ha detto anche in Parlamento ad un question time, non ritiene possibili interventi strutturali. Sarebbero molto onerosi. «La questione delle pensioni - ha ribadito - va vista nel complesso. I principi fondamentali del sistema pensionistico italiano, che è molto stabile e solido, devono essere preservati".

Nessuno lo dice, ma il nodo è anche europeo. Proprio mentre si chiede flessibilità sul deficit, rivendicando le riforme fatte, rimane difficile portare all’attenzione di Bruxelles una norma che, di fatto, alleggerisce la riforma Fornero, nata proprio sotto la spinta del "coordinamento" Ue. Certo il clima è cambiato. I sindacati sul tema pensioni hanno iniziato a far rullare i tamburi. La Cgil ha inviato Cisl e Uil alla mobilitazione. Poi non c’è solo l’opposizione a premere - soprattutto l’anti-Fornero Matteo Salvini - ma anche la maggioranza. Non è un caso che, dopo l’accelerazione impressa da Renzi, subito sono intervenuti i due presidenti delle commissioni lavoro di Camera e Senato, rispettivamente Pd e Ncd. Cesare Damiano (Pd) plaude alla risposta data al lettore dell’Unità che "va nella giusta direzione": "Siamo pronti a sederci a un tavolo di confronto per dimostrare che, nel medio-lungo periodo, si può ottenere l’obiettivo a costo zero"."La correzione della legge Fornero con regole di flessibilità è indifferibile", ha subito dopo fatto eco Maurizio Sacconi (Ncd). In arrivo nella Legge di Stabilità ci saranno comunque le risorse per risolvere il nodo degli ultimi esodati rimasti. È in questo contesto che si valuta il progetto del "prestito pensionistico", elaborato dal passato governo, che prevedeva un mini anticipo sull’assegno da restituire dopo a piccole rate quando si ottiene la pensione vera. Ma anche su questo punto il cantiere della manovra ha appeso il cartello "lavori in corso".