Il peso delle vecchie lettere sulle Poste del futuro

Nicita (Agcom) ottimista sull'ipotesi di ottenere deroghe Ue al servizio universale. Ma la strada è in salita e la partita vale 700 milioni

La parola «deroga» è la chiave che potrebbe permettere di rivoluzionare il recapito postale in Italia. La legge di stabilità ha stabilito che per una quota della popolazione fino al 25% sia possibile derogare al servizio universale. Vale a dire che in determinate zone del Paese (località di montagna, isole, zone impervie) la corrispondenza arriverà un giorno sì e un giorno no anziché ogni giorno feriale. Su questa base, Poste italiane ha elaborato una riforma già approvata in prima lettura dall'Autorità garante per le comunicazioni (con un'astensione); il testo proprio in queste ore sarà pubblicato sul sito dell'Agcom a disposizione per 30 giorni di chiunque voglia scrivere delle osservazioni, dalle associazioni dei consumatori ai singoli cittadini. Raccolti i pareri del web, i membri dell'Authority vareranno il provvedimento.

Ma c'è un terzo incomodo: l'Unione europea, che nella direttiva sui servizi postali (il cui testo più recente è del 2008) stabilisce che la corrispondenza va prelevata e recapitata, in ogni area dei signoli Paesi, almeno 5 giorni alla settimana. La riforma voluta dall'ad di Poste italiane, Francesco Caio, si scontra dunque contro la direttiva di Bruxelles (cui spetterà l'ultima parola), e, a prima vista, sembra destinata a infrangersi. Ed è proprio qui che spunta la fatidica parola: «Deroga». La direttiva infatti prevede eccezioni per aree o eventi straordinari, ed è manovrando questa leva che l'Italia conta di vincere la sua partita. Attualmente, a dire il vero, di eccezione geografica ce n'è una sola, e riguarda la Grecia, per la precisione il 7% della sua popolazione. Senza deroga europea, per l'Italia scatterebbe la procedura d'infrazione.

Ieri il commissario dell'Agocom Antonio Nicita ha sottolineato la possibilità che a Bruxelles «si possano valutare casi particolari anche di natura geografica con consegna a giorni alterni. Su questo c'è un dibattito da diversi anni a livello europeo riguardo all'opportunità di mantenere vincoli così forti per il servizio universale dopo l'avvento di Internet. La tendenza va verso il rilascio di questi vincoli». Il commissario sembra ottimista, parla di «un'interlocuzione in corso con l'Ue» e prevede la conclusione dell'iter entro l'estate. L'esito tuttavia è tutt'altro che scontato, visto che la direttiva è esplicita e che quindi un «nuovo corso» del recapito postale in un Paese membro dovrebbe passare attraverso una sua modifica.

La vicenda è legata alla quotazione in Borsa di Poste (prevista per il 2015), e ha come presupposto il declino inarrestabile del recapito postale: nel 2013 sono state consegnate 3 miliardi di lettere, ma la tendenza è di un calo di oltre il 10% all'anno. Anche l'obbligo di fatturazione elettronica alla Pubblica amministrazione, notizia di questi giorni, va a erodere i numeri della corrispondenza, che già sono inferiori di 3-4 volte a Paesi come Germania o Francia. Il servizio universale - cioè consegnare regolarmente la posta anche nei luoghi più remoti - costa alle Poste circa 700 milioni all'anno, ma il corrispettivo erogato dallo Stato è stato nel 2011 di 307 milioni e nel 2012 di 322. Per il 2015 sono stanziati 262,4 milioni. Va ricordato che il bilancio 2014 delle Poste si è chiuso con un utile di 212 milioni, contro i 1.005 del 2013 (su un fatturato cresciuto da 26 a 29 miliardi). In altre parole, i costi della corrispondenza e del servizio universale bruciano buona parte profitti ottenuti nelle aree finanziarie. Chiaro dunque che, se l'Ue dovesse mettersi di traverso, Caio per presentarsi al mercato dovrebbe mettere mano a un piano B.

Commenti

chicolatino

Ven, 03/04/2015 - 18:34

ecco un bell'esempio di euroburocrazia....auguri!