Il peso del fisco e l'ipotesi Pir

Non solo tassi negativi e prossimi allo zero. Il risparmio degli italiani deve subire anche gli strali del fisco. Imposte di bollo e tassazioni delle plusvalenze finiscono per rendere ancora meno profittevoli i margini di interessi relativi agli investimenti. Per questo l'efficienza fiscale, anche dal punto di vista della gestione del risparmio, resta un elemento da prendere in debita considerazione. Pensate, negli ultimi vent'anni la tassazione sulle plusvalenze maturate è passata dal 6,25 al 12,50% e da questo prima al 20 per arrivare all'odierno 26%. In pratica un quarto della torta prodotta dai nostri investimenti, lì dove ce ne sono naturalmente, finisce nelle tasche del fisco.

Non solo. I bolli sui conti correnti, sui conti di deposito sono esplosi con il governo Monti, nel 2014. Insomma se da una parte manca il rendimento, dall'altra il poco utile prodotto viene praticamente eroso dagli impatti fiscali, per non parlare a volte dall'aumento vertiginoso delle commissioni bancarie. Grazie alla terribile combinazione di questi tre fattori (tassi a zero, fisco ed aumento dei costi), l'unica garanzia che hanno i 1.327 miliardi depositati in conto corrente dagli italiani è quella di depauperarsi anno dopo anno. Eppure i risparmiatori nel nostro paese non sembrano prenderne atto, visto che, come mostrano i dati dell'ultima analisi mensile dell'Abi, i depositi in liquidità continuano a crescere, alimentando un volano negativo che, come descritto, rischia di avere effetti terribili sulle nostre tasche. Bisogna trovare altre strade e bisogna farlo in fretta. I Piani Individuali di Risparmio (Pir), lanciati dall'ultima legge di stabilità ne rappresentano una. Per chi investe soprattutto sull'Italia fino ad un massimo di 30mila euro l'anno e per cinque anni, sparisce il 26% di tassazione. Di questo si parlerà nel corso della trasmissione Mercati che Fare in onda sabato alle 20.30 su TgCom24.

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