Petrolio condannato alla scossa elettrica se i prezzi saliranno

Rodolfo Parietti

L'Opec, e più in generale tutti i produttori di petrolio, sono condannati alla scossa elettrica. Quella che, per intenderci, sarà data soprattutto dalla rivoluzione verde nei trasporti. Anche se prima dell'esecuzione potrebbero passare un paio di decenni. Del resto, mentre il Cartello continua a puntare sul contenimento della produzione, una politica di corto respiro incapace di schiodare i prezzi del greggio dal range dei 50 dollari il barile, non sono pochi gli analisti che si interrogano su cosa potrà accadere dopo il 2020, l'anno che rischia di essere ricordato come il canto del cigno per le quotazioni dell'ex oro nero.

Durante il prossimo biennio, infatti, non è esclusa un'arrampicata dei corsi petroliferi fino a quota 80 dollari. Le condizioni per la risalita sono generalmente legate a un'offerta destinata a restare sostenuta grazie all'apporto di India e Cina. Inoltre, più che la possibile estensione dei tagli «oltre il primo trimestre 2018» nella riunione del prossimo 30 novembre, così come lasciato ventilare ieri dall'Opec, bisogna seguire con attenzione il Venezuela. Rispetto a due anni fa, la crisi ha già causato danni seri, con l'output di Caracas ridotto di un quinto. Le casse vuote impediscono di investire nel settore oil, e in caso di default nel prossimo autunno, il livello delle estrazioni crollerebbe ulteriormente. Fino ad arrivare al blocco produttivo totale se Pechino e Mosca, i due principali creditori, decidessero di togliere l'appoggio al Paese sudamericano. Un altro boost potrebbe essere garantito dal peggioramento della situazione in Libia.

Lo scenario sembra tra i più favorevoli per i Paesi del Cartello. Ma gli esperti avvertono: più sarà repentino e sostenuto il rialzo dei prezzi del greggio, più sarà accelerato il processo di elettrificazione dei trasporti. Attualmente, il settore assorbe qualcosa come 42 milioni di barili di petrolio al giorno: 25 milioni sono necessari per far circolare le nostre automobili, 17 per i veicoli commerciali. Facile immaginare l'impatto sul greggio derivante da un taglio della domanda se ci sarà un boom dell'auto elettrica una volta risolti i problemi di autonomia, rifornimento, stoccaggio delle batterie e costo dei mezzi. Ci vorranno anni, ma dal 2030 il declino delle quotazioni potrebbe diventare irreversibile. Sempre che il barile, come già accaduto più volte in passato, non smentisca i pessimisti.

Commenti

Michele Calò

Sab, 26/08/2017 - 11:38

Il problema è politico, non industriale ed economico. Finché il petrolio sarà gravato di mostruose imposte e non vi sarà una politica fiscale che incentivi l'energia alternativa non vi sarà sviluppo veloce.