Il petrolio in forte ribasso manda Saipem al tappeto

Il titolo della controllata Eni perde quasi il 7% E il concorrente Technip taglia 6 mila posti

La caduta dei prezzi del petrolio torna a fare vittime. E, alla vigilia di quella che si preannuncia essere una nuova ondata di ribassi, il gruppo francese Technip corre ai ripari con la soppressione di 6mila posti di lavoro e la riduzione delle attività onshore e offshore in Europa, Asia e America Latina. Un annuncio che ha travolto in Borsa i titoli collegati. In primis, l'italiana Saipem, concorrente di Technip, che ha lasciato sul terreno il 6,7% a 8,41 euro (male anche Eni -3,68%, Tenaris -3,3% e Saras -1,21% ).

Nel dettaglio, il piano messo a punto dal colosso francese punta a una riduzione di costi da 830 milioni in due anni. Particolarmente toccata dalla ristrutturazione sarà la divisione che costruisce piattaforme petrolifere, raffinerie e impianti di estrazione del gas naturale, ma non sarà risparmiata anche l'esplorazione sottomarina. D'altra parte, a un anno dall'inizio del crollo dei prezzi (passati da 110 dollari a 45 dollari) gran parte delle società di settore ha dovuto dare una forte sforbicita agli investimenti oil.

Tuttavia, l'annuncio francese arriva in un momento molto delicato in cui, dopo una leggera ripresa dei corsi (in area 60 dollari), nuovi fattori macroeconomici hanno rialzato il livello di guardia e messo in discussione le previsioni.

«Grexit, crisi cinese e la partita con l'Iran potrebbero avere un nuovo impatto ribassista in area 50 dollari», commenta un analista spiegando che «da Atene si teme un effetto contagio che potrebbe bloccare la già lenta ripresa europea, ma che a preoccupare è soprattutto la Cina, dove la Borsa ha perso il 30% nel giro di tre settimane».

Sul petrolio aleggia poi il ritorno dell'Iran che, con la revoca delle sanzioni (un accordo dovrebbe arrivare entro venerdì), punta ad esportare almeno un milione di barili in più al giorno. In questo quadro la produzione mondiale non accenna a diminuire e l'Arabia Saudita ha ricominciato a tagliare i prezzi di listino del greggio destinato all'Asia: una mossa che risponde all'indebolimento dei margini di raffinazione nell'area e che potrebbe preludere a una nuova rincorsa al ribasso di Iraq, Kuwait e Iran.

Così, ieri, il petrolio non è stato risparmiato dal tracollo dei mercati: il Wti ha ceduto il 3,3% a 50,8 dollari e il brent ha perso il 2% a 55,4 dollari.