Il petrolio supera i 46 dollari: l'Arabia taglia più del previsto

Il primo produttore dell'Opec ridurrà le esportazioni da agosto. Anche la Nigeria pronta a limitare l'offerta

Rally per il petrolio con il Wti sopra 46 dollari e il Brent oltre 48 dollari al barile. Il segnale che il mercato si aspettava dopo il vertice di Vienna è arrivato: il primo produttore dell'Opec, l'Arabia Saudita, ha promesso di tagliare le esportazioni per sostenere il riequilibrio dell'offerta e della domanda globale. In occasione del meeting dei produttori Opec e non Opec, andato in scena ieri a San Pietroburgo, il ministro dell'Energia saudita Khalid Al-Falih ha dichiarato che il Paese potrebbe limitare ad agosto le esportazioni di petrolio greggio a 6,6 milioni di barili al giorno, sotto di quasi un milione di barili dai livelli di un anno fa.

Falih ha inoltre detto che l'Opec, e i partner non appartenenti all'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, si sono impegnati (anche se non c'è ancora la certezza assoluta) ad estendere l'attuale taglio dell'offerta di 1,8 milioni di barili al giorno oltre la deadline di marzo, decisa a maggio nel meeting di Vienna. Una svolta, quest'ultima, che potrebbe finalmente coinvolgere anche la Nigeria che, finora, è stata insieme alla Libia - esente dall'intesa. Proprio per questo, il ministro del greggio del Kuwait, Essam al-Marzouq, ha detto che l'Opec potrebbe convocare un incontro straordinario per cambiare l'accordo sulla produzione con il Paese africano. L'Arabia Saudita «sta dimostrando, da parte sua, la reale intenzione di fare qualcosa in più e questo è molto importante, piuttosto che rimanere fermi e lasciare andare avanti le mozioni Opec. Agisce unilateralmente e aggiunge pressione», commenta Bjarne Schieldrop, strategist sulle commodity a SEB. Ma basterà questa apertura a risollevare i corsi dell'oro nero? Finora gli Stati esportatori si sono accordati per ridurre la produzione di oro nero di 1,8 milioni di barili al giorno, il 2% circa dell'offerta, per cercare di far aumentare i prezzi. Tuttavia, il petrolio continua a restare al di sotto dei 50 dollari al barile perché alcuni membri non hanno mantenuto le loro promesse. In particolare l'Irak, il secondo Paese per output, che ha oltrepassato i limiti predeterminati. Complessivamente, l'Opec ha raffinato quindi oltre 33 milioni di barili giornalieri (i massimi del 2017), più di 145.000 al giorno rispetto al mese scorso. Per questo, nel corso dello scorso anno, il prezzo del petrolio è stato relativamente stabile, oscillando tra i 40 e i 55 dollari ma a giugno ha toccato un minimo a 42,5 dollari.

Cosa attendersi ora? «Ci sarà un recupero dei valori persi nelle ultime settimane, tuttavia spiega un analista - è ancora presto per parlare di svolta. L'incertezza non manca e i fattori in campo sono tanti: la domanda è vista in aumento, ma anche la produzione Usa. D'altra parte, l'Arabia Saudita e Falih stanno giocando una partita anche legata alla quotazioni in Borsa della compagnia petrolifera nazionale. Se i corsi dell'oro nero dovessero indebolirsi ulteriormente la raccolta di capitale e la valorizzazione della società potrebbe risentirne».

Commenti

Libertà75

Mar, 25/07/2017 - 11:21

il punto è che il vecchio mercato libero (USA-UE) non necessita di cotanto petrolio (da ormai più di 20 anni), e i paesi "emergenti" ormai hanno maturato sufficientemente per affrancarsi dal mercato del petrolio, ergo non salirà mai più, certo potranno adoperarsi per portarlo a quota 55-58 dollari al barile, ma non oltre. Game over!

Tarantasio

Mar, 25/07/2017 - 12:33

vabbè, dovranno rottamare dei pezzi di harem...