Pfizer sborsa 14 miliardi e si prende Medivation

La preda californiana è specializzata nella terapia del cancro alla prostata. Battuti i francesi di Sanofi

Cinzia Meoni

È febbre da M&A nel comparto farmaceutico. Pfizer scommette 14 miliardi di dollari nelle biotecnologie e conquista Medivation, società specializzata nell'ambito oncologico, sfilandola alla corte serrata di altri big del settore come Celgene, Gilead, Merk, Astazeneca e Sanofi, che la scorsa primavera aveva fatto avances per 9 miliardi di dollari, senza peraltro riuscire a convincere la società a dire di sì. L'offerta di Pfizer è in contanti - 81,5 dollari per azione - e valorizza Medivation quasi tre miliardi in più rispetto alla chiusura di venerdì e poco meno di 60 volte gli utili 2015. Una cifra colossale che riflette l'ondata di consolidamento in corso da un paio di anni nel settore.

Con Medivation, Pfizer si rafforza sul fronte oncologico e si assicura in portafoglio un trattamento (Xtandi, utilizzato nella cura del cancro alla prostata) che, da solo, dovrebbe garantire un giro d'affari da 5,7 miliardi all'anno nel 2020 e gli sviluppi legati a Talazoparib, medicinale che dovrebbe bloccare la moltiplicazione delle cellule tumorali. Solo pochi giorni fa Pfizer aveva acquisito Bamboo Therapeutics, attiva nelle terapie genetiche per 645 milioni.

Per il colosso farmaceutico riprende quindi la stagione dello shopping dopo che, lo scorso aprile, era tramontato il matrimonio con Allergan, un'operazione da 160 miliardi. Il progetto era naufragato a causa delle regole varate dall'amministrazione Obama per limitare l'inversione fiscale, ovvero il fenomeno per cui i gruppi Usa cercano nozze oltre frontiera per spostare la sede in Paesi con trattamento fiscale più favorevole (Allergan ha sede a Dublino).

Ora Pfizer riparte dagli Usa e punta a rafforzarsi sul fronte dell'innovazione, accrescendo il proprio portafoglio con farmaci pronti per il mercato e in grado di sostenere le vendite della società negli anni a venire, a fronte del rallentamento dei ricavi generati dai trattamenti su cui, invece, il gruppo ha perso nel tempo l'esclusiva. Il Viagra, blockbuster del gruppo, non basta infatti a garantire un roseo futuro. Wall Street continua, inoltre, a considerare valida l'ipotesi di un futuro possibile scorporo delle attività ad alto potenziale di crescita del gigante Usa, che oggi capitalizza oltre 210 miliardi di dollari. Una scissione potrebbe portare a una migliore valorizzazione di questi asset rispetto ai brand storici.

L'annuncio di nozze, che segue la firma dell'accordo di giugno tra Sanofi e Boehringer Ingelheim per uno scambio di asset da 25 miliardi, conferma il farmaceutico come uno dei settori più bollenti delle piazze finanziarie.