Più petrolio ai mercati? L'Opec si spacca

Si va verso un ritocco di soli 300-600mila barili al giorno

A quattro giorni dal vertice di Vienna, all'interno dell'Opec volano gli stracci. Sulla proposta di aumentare la produzione al fine di stabilizzare i prezzi del petrolio, non c'è infatti accordo. Il summit di venerdì prossimo potrebbe quindi partorire un'intesa così fiacca da rivelarsi del tutto inutile.

Sul tavolo, c'è la proposta della Russia (che fa parte del cosiddetto Opec+, il Cartello allargato alle altre principali nazioni produttrici) di incrementare l'output di 1,5 milioni di barili al giorno. Di fatto, un innalzamento dei livelli produttivi che avrebbe cancellato il patto, siglato nel gennaio 2017 e valido per tutto il 2018, con cui è stata ridotta l'offerta di 1,8 milioni di barili. Fino alla scorsa settimana sembrava che vi fosse una sostanziale convergenza sull'iniziativa del ministro dell'Energia russo, Alexander Novak, spalleggiata da un peso massimo come l'Arabia Saudita. Mosca era pronta a mettere sul mercato 200mila barili al giorno in più, mentre altri 500mila sarebbero stati aggiunti da Riad, Emirati Arabi Uniti e Kuwait. Il resto, circa 800mila barili, doveva arrivare dallo sforzo supplementare di altri.

Ma qui sono cominciati i problemi. Venezuela e Iran hanno subito alzato le barricate minacciando di porre il veto alla proposta russa-saudita. La crisi economica di Caracas, da cui è derivato il collasso della produzione venezuelana, e il prossimo deficit di esportazioni di Teheran dovuto alle sanzioni dopo la rottura dell'accordo sul nucleare da parte di Trump, sono le ragioni che hanno spinto Mosca e Riad a voler compensare il buco estraendo più petrolio. Il motivo del «no» di Venezuela e Iran è semplice: la coppia sa di non poter controbilanciare con una maggiore offerta il calo delle quotazioni petrolifere che sarà innescato dall'aumento della produzione da parte di altri Paesi. Insomma, per entrambe sarebbe un'operazione in perdita.

Sauditi e russi possono trovare il consenso di altre nazioni per un aumento dell'output, ma l'impresa non è facile. Un player importante come il Messico, per esempio, non è attualmente in grado di riportare la produzione sui livelli antecedenti l'accordo di contenimento. E comunque, serve l'unanimità per far passare la nuova intesa.

È quindi possibile che si raggiunga un agreement di compromesso, basato su un aumento contenuto dell'offerta di greggio tra i 300mila e i 600mila barili al giorno nei prossimi mesi. Una soluzione che rischia di non sortire l'effetto calmierante sperato sui mercati, dove infatti ieri il Wti è risalito sopra i 65 dollari. Ma non solo. La riunione di Vienna doveva anche servire a rendere permanente la cooperazione all'interno dell'Opec plus. Le spaccature all'interno del Cartello, mai mancate in passato e spesso frutto di contrapposizioni secolari, potrebbero però irrigidire Mosca e mettere fine a un biennio di cooperazione tra i Paesi produttori.