Il piano Unipol per Fonsai: risorse e tagli

Lo spread richiede azioni più forti. Si ridurrà il peso dei danni. Prevista anche una riduzione del personale

Premafin rimane all’affannosa ricerca di una via di fuga all’abbraccio di Unipol, ma accanto all’urgenza dell’aumento di capitale di Fonsai c’è la sfida del rilancio industriale. Indipendentemente dall’esito dell’estremo tentativo dei Ligresti di svincolarsi da Unipol per consegnarsi a Sator-Palladio, alle attuali condizioni di mercato ricapitalizzare Fonsai (1,1 miliardi nell’ipotesi Unipol, 800 milioni nel progetto di Matteo Arpe) pare sufficiente a rimettere in equilibrio i margini ma non a rilanciarla dal punto di vista industriale. Come peraltro il gruppo guidato da Carlo Cimbri sta facendo al proprio interno con il nuovo contratto agenti al via il primo luglio: l’accordo, applicherà all’intera rete di vendita un sistema di fee a «scalini» (dal 7 al 17%) basato sul loss ratio di agenzia. Obiettivo premiare gli agenti più performanti (rispetto a un mercato che in media retrocede il 10-11%) e indurli a cercare i clienti con meno sinistri. La stessa logica, applicata a Fonsai grazie al buffer di capitale aggiuntivo apportato da Bologna (che stima già oggi 300 milioni di excess capital), potrebbe consentire di alleggerire il peso delle attività meno profittevoli (come le polizze kasko) ma ora necessarie per fare massa critica. La misura dovrebbe inoltre aiutare a ridurre la presa sul ramo Danni come richiesto dall’Antitrust: l’effetto potrebbe essere un dimagrimento del 3-4% annuo. Il piano industriale ,su cui è al lavoro l’ad Carlo Cimbri, darà poi un severo taglio dei costi. Prevebile un intervento sul personale, dove la sfida principale è fare combaciare gli esuberi (si parla di 700 addetti) con la stretta sulle pensioni voluta dal governo Monti. Sarà inevitabile infine mettere ordine tra i marchi e procedere alle cessioni: la soluzione dovrebbe essere una newco in cui concentrare gli asset da cedere come Liguria-Sasa, La Previdente e alcune agenzie scelte dalle province più calde dal punto di vista del Garante; cui si aggiunge il 3,3% di Mediobanca in pancia a Fonsai tra le attività a garanzia degli assicurati. Fonsai ha anche inviato a Sator e Palladio la lettera di accettazione per l’avvio della due diligence, specificando però di non voler procedere come richiesto da Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo a formare un secondo consorzio di garanzia rispetto a quello di Mediobanca né a dare una delega ai due fondi di private equity. La decisione di Fonsai avviene il giorno dopo che l’assemblea della holding Premafin ha dato un sofferto via libera all’aumento di capitale riservato a Unipol, anche se Paolo e Jonella Ligresti hanno sollecitato la ricerca di una alternativa. Per quanto riguardo lo scontro in atto sulla manleva appare invece decisivo il prossimo cda di Premafin, dopo il clima da semi-ammutinamento dell’ultimo board che ha accettato i concambi con Unipol.
Come era atteso le banche hanno intanto firmato l’accordo formale per la ristrutturazione del debito: Ge non ha però accettato la propria parte del convertendo in azioni, ottenendo che l’intera quota (38 milioni) fosse riscadenziata. Si infittisce, invece, il dubbio sul destino di Imco e Sinergia per cui la Procura ha chiesto il fallimento: le due casseforti della famiglia Ligresti vogliono altre due settimane di tempo per mettere a punto il piano di salvataggio. Il giudice fallimentare Roberto Fontana si è riservato di decidere: oggi il verdetto.