Piazza Affari: nel 2016 ha perso il 10%

A giugno era giù di quasi il 30%. Bruciati 43 miliardi. Con le banche male la moda

Cinzia Meoni

Piazza Affari chiude il 2016 con un retrogusto amaro: solo un centinaio delle 387 società quotate sul listino principale ha registrato nel corso degli ultimi dodici mesi una performance positiva. In molti casi si è trattato di un rialzo frazionale oppure, nei casi di guadagni più consistenti, di titoli oggetto di Opa. In dodici mesi il listino, stando ai dati comunicati ieri da Borsa Italiana, ha perso 43 miliardi circa fino ad attestarsi a 525 miliardi di euro, meno della capitalizzazione di Apple (pari a 616 miliardi di dollari).

Non manca tuttavia qualche spiraglio di luce: nonostante le turbolenze politiche e finanziarie infatti il mercato, negli ultimi sei mesi, ha accelerato. Più in dettaglio il Ftse All Share ha chiuso a 20.936 punti (-10% sull'anno, +19,5% nell'ultimo semestre), il Ftse Mib a 19.234 punti (-10,2% sul periodo, ma +20% nel secondo semestre), e lo Star a 27.184 punti (+4,4% nell'anno, +17,3% da luglio a dicembre). Quanto allo spread, l'ultima rilevazione dell'anno si attesta a 167, quasi il doppio rispetto ai valori di inizio anno quando il differenziale tra i titoli decennali italiani e tedeschi si attestava a 97. In aumento anche il rendimento dei Btp a dieci anni: salito a 1,88% dal'1,6% di gennaio.

L'anno finanziario è stato caratterizzato dal collasso dei titoli bancari (l'indice di settore ha perso il 38%). A polverizzare il proprio valore di Borsa non è stata solo Mps, attualmente sospesa dalle contrattazioni, ma anche Unicredit (-46%) che si è attestato come il titolo più scambiato dell'anno per numero di contratti sottoscritti, Banco Popolare (-75%), Carige (-75%), Bpm (-61%) e Ubi (-57%). Tra chi ha resistito meglio all'ondata di vendite nel comparto finanziario si contano Banca Mediolanum (-7%), Mediobanca (-12%) e Intesa Sanpaolo (-22%) che si è aggiudicata il primo posto tra i titoli più scambiati per controvalore. Tra le peggiori performance del 2016 si annoverano anche Saipem (-44%, ma +38% a dicembre) e Telecom Italia (-29%) che tuttavia nell'ultimo mese, grazie al ritorno della speculazione sul gruppo, ha messo a segno un balzo di 19 punti percentuali. Al di fuori del Ftse Mib, si notano i crolli di molti alcuni brand della moda (il settore ha perso il 10%) come Geox (-45%), Basicnet (-30%), Aeffe (-25%), Tod's e Luxottica (-16%), Stefanel (-41%) e Safilo (-26,9%). In luce anche il collasso di alcune utility (+1,2% il settore) come Hera (-10,7%), Acea (-17,7%), Waste Italia (-79%), Kr Energy (-20%) e Terni Energia (-43%).

A fare scintille sono stati invece prevalentemente i titoli industriali (+6,7%) e tecnologici (+44%). Sul podio del Ftse Mib si trovano infatti Stm (+72%) che, a giudizio dei broker, potrebbe beneficiare dell'atteso boom dell'auto elettrica, seguita da Tenaris (+52%) e Buzzi Unicem (+33%) che in questi giorni hanno toccato rispettivamente i massimi degli ultimi due e nove anni. Nella top ten delle società a maggiore capitalizzazione fanno poi capolino anche Cnh (+30%) che, in costante ascesa da inizio anno, beneficia dei buoni dati sulle immatricolazioni di veicoli commerciali nella Ue (+13,2% rispetto a un anno); Moncler (+25%); Prysmian (+19,7%); Campari (+14,8%), Eni (+10%); Recordati (+12,7%, ma dal 2012 il titolo ha quintuplicato il suo valore di Borsa) ed Enel (+6,7%).

La migliore performance dell'anno spetta a Tas che, con un balzo del 257% ha più che triplicato il proprio valore. La società, specializzata nei sistemi di pagamento, ha comunque un flottante (12,5% circa) ed è quindi possibile che il mercato speri in un prossimo delisting a premio. Negli ultimi dodici mesi hanno fatto scintille anche El. EN (+132%) che ha appena toccato i nuovi record di sempre; Digital Bros (+79%) che ha mostrato un andamento in contrasto con il comparto media (invariato); Retelit (+72%, mentre le tlc hanno lasciato sul campo il 26%) che punta a connettere con la fibra ottica 50 aree industriali nelle zone grigie e Gefran (+63%) che ha ripreso a correre grazie al ritorno all'utile e alla cessione delle attività nel fotovoltaico.