Piazza Affari rimbalza ma il giovedì nero pesa

Un brodino caldo, appena sufficiente a digerire la batosta di giovedì. Dal rabbrividente -3,61% che ha marchiato a fuoco il Ftse-Mib nell'ultimo black thursday, Piazza Affari è passata ieri a un +1,12%. Buono, appunto, per rendere meno dolorose le ferite aperte l'altro giorno. Lo sanno bene le banche, che hanno recuperato poco più del 2% dopo un crollo di quasi il 6%. Nonostante sia stato schivato un ulteriore scrollone dalle prospettive poco rassicuranti, evitato il classico rimbalzo da gatto morto e riportato lo spread a 174 punti, sul futuro della nostra Borsa pesa più di un'incognita.
Sorprende, in prima battuta, l'eccessiva enfasi con cui si è voluto legare il tonfo del listino all'«inaspettato» calo del Pil italiano. In realtà, la ripresa è visibile solo col cannocchiale. Organismi internazionali come l'Ocse raccontano un'altra storia. Che non è quella descritta da Matteo Renzi quando confonde le previsioni di Moody's di quest'anno (+0-1%) con quelle dell'anno prossimo (+1-2%), ma piuttosto quella delle statistiche sui disoccupati, sul debito pubblico in costante aumento e sulle troppe fabbriche che, come si dice a Milano, tirano giù la clèr.
Quella che fino a poco tempo fa veniva indicata come «la corsa di Piazza Affari», cioè quel lungo periodo rialzista che ancora garantisce guadagni del 53% sui due anni e di oltre il 18% sui 12 mesi, non era legata ai nostri fondamentali. Ciò, naturalmente, non vale solo per l'Italia. Un indice quasi sconosciuto come il Cesi (Citigroup Economic Surprise Index) mette in evidenza da tempo il profondo scollamento tra le attese sui dati macroeconomici e il loro effettivo andamento: eppure, le Borse hanno continuato a macinare rialzi. La ragione? L'onda della liquidità a bassissimo costo alzata dalle banche centrali, unita all'esasperata ricerca di rendimenti da parte dei grandi player. Il pulsante degli acquisti è stato così spostato nella modalità risk off, visto che lo stesso comportamento delle banche centrali incoraggia il cosiddetto azzardo morale.
Il mercato azionario italiano, tra i più massacrati durante la doppia crisi (subprime e debito sovrano), rappresentava quindi un'occasione troppo ghiotta. Che un colosso come Blackrock, dall'alto dei suoi 4.300 miliardi di dollari di massa gestita, non si è lasciato sfuggire puntando una fiche di «appena» una quindicina di miliardi sulle nostre società quotate. Tanto è bastato per mettere le mani su una buona fetta del settore bancario e creare una vasta ragnatela di partecipazioni. Blackrock non è un caso isolato: alla fine di marzo, risultava un investimento da parte dei fondi stranieri superiore agli 80 miliardi. Bene. Chi può escludere che una parte di questa quota sia già stata disinvestita proprio a causa della percezione che la recovery dell'Italia è ancora lontana? Inoltre, il voto europeo è alle porte. La possibile affermazione dei partiti anti-euro (o anti-austerity), elemento di potenziale instabilità, non può aver indotto gli investitori a tirare i remi in barca? Certo, resta il paracadute che la Bce aprirà in giugno per contrastare euro forte e deflazione. Bisogna vedere se potrà bastare.