Pil, Squinzi: "Probabile calo oltre il 2,4%"

Il Prodotto Interno Lordo si potrebbe contrarre oltre il 2,4%. E la riforma del lavoro non basta: "Ciò che serve all'Italia è un Paese normale"

La concertazione vista come un male? Lo diceva ieri Mario Monti, replica oggi il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che sorridendo si chiude nel "silenzio stampa". E a margine del forum annuale Comitato Leonardo, pur di non rispondere, scherza: "Ho perso la voce".

Ma se su questo punto in particolare una risposta non la dà, Squinzi è molto più chiaro quando si tratta di lanciare un avvertimento sul Prodotto Interno Lordo. "Nella migliore delle ipotesi - secondo il numero uno di Confindustria - calerà nel 2012 del 2,4%". Una stima generosa, perché non si può escludere che "sarà anche qualcosa di più, perché nella seconda parte dell'anno faccio fatica a vedere miglioramenti".

In una situazione del genere, l'immagine dell'Italia che Squinzi vorrebbe è quella di una nazione coesa, dove la sinergia tra forze politiche, sindacali ed economiche del Paese la fa da padrone. "Siamo tutti nella stessa barca, siamo in un momento tempestoso e dobbiamo remare tutti nella stessa direzione".

Unità per affrontare le sfide dunque. Ma anche la consapevolezza che le misure messe in campo non bastano. La riforma del lavoro "non è soddisfacente. Non ha migliorato sensibilmente la flessibilità in uscita e in compenso ha abbassato la flessibilità in entrata". Ecco perché "qualche correttivo" sarà assolutamente necessario. Squinzi comunque aspetta "che il ministro Fornero mi convinca del contrario".

 Migliore l'opinione del numero uno degli industriali sul dl Sviluppo:"Ci sono tante buone idee e abbiamo grandi aspettative perché vengano tradotte in pratica". Tra i punti più urgenti da risolvere "i pagamenti alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione". Se non si farà nulla "nell'edilizia e nelle costruzioni entro fine anno un numero elevatissimo di imprese sparirà".

Squinzi risponde anche alle critiche avanzate dal Wall Street Journal, che definisce ingenerose. Il tema della corruzione, che secondo il quotidiano rappresenta il vero limite alla crescita italiana, non è un'analisi "su dati concreti. In Cina, ad esempio, la corruzione è all’ordine del giorno e favorisce le imprese locali. Noi che operiamo in quel Paese ci sentiamo limitati da questo". Cosa serve all'Italia? "Abbiamo bisogno di un Paese normale, dateci un Paese normale e potremo competere con chiunque".