Pilotti a Conte: "In cinque anni l'export calzaturiero ha perso il 40%"

Il premier a Mosca ha visitato il salone Obuv’ Mir Koži vetrina dell'export per 130 brand italiani. La presidente di Assocalzaturifici: "Le sanzioni ostacolo drammatico allo sviluppo". Appello al governo per ridurre il costo del lavoro e sostenere l'etichettatura e l’indicazione "Made" in a livello europeo

La mostra internazionale di calzatura e articoli di pelletteria Obuv’ Mir Koži di Mosca a cui hanno partecipato 130 brand italiani non è stata solamente un’occasione di business e di promozione del made in Italy in Russia ma anche di incontro istituzionale ”sul campo”: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte - a Mosca per l’incontro con il presidente Putin - ha visitato la manifestazione fieristica il giorno dell’inaugurazione in mercato dove il settore ha perso il 40% negli ultimi cinque anni".

“Abbiamo trovato nel premier Conte un interlocutore attento e sensibile ai nostri problemi e speriamo che nell’agenda politica italiana ed europea le nostre necessità trovino presto soluzione anche grazie ad una sempre più proficua collaborazione tra Italia e Russia – dice Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici –. Con questi territori abbiamo una relazione commerciale che dura da oltre vent’anni e le sanzioni sono un ostacolo drammatico allo sviluppo del nostro settore, unito alla svalutazione del rublo e all’aumento dei costi del prezzo del petrolio: solo nel 2013 esportavamo in Russia calzature per 600 milioni di euro, ma nel 2017 siamo scesi a 340 milioni, con una perdita del 40% in cinque anni”.

I dati di Assocalzaturifici fotografano lo stato di sofferenza del settore: nel 2017 l’Italia ha esportato in Russia oltre sei milioni di paia di calzature, per un valore di 379 milioni di euro. Nei primi sei mesi del 2018 l’export calzaturiero verso Mosca vale 161milioni di euro, in calo dell’8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In tutta l’area Csi l’export italiano nel 2017 ha registrato oltre 483milioni di euro mentre nei primi sei mesi dell’anno si è attestato a 212milioni di euro, in calo del 5,3% in valore rispetto ai primi sei mesi del 2017.
Situazione che preoccupa Assocalzaturifici, impegnata in altri due importanti appuntamenti: in Kazakistan con Shoes from Italy Almaty, manifestazione di riferimento per tutto il mercato euroasiatico, dal 31 ottobre al 2 novembre e in Ucraina con Shoes From Italy Kiev, dal 7 all’8 novembre.

Ma ci sono altri temi all’ordine del giorno sui quali Assocazaturifici è impegnata da tempo. “Il prodotto italiano è il migliore per qualità, ma risulta poco competitivo sul mercato a causa dei costi del lavoro insostenibili – spiega ancora Annarita Pilotti – anche per questo, assieme a politiche che li riducano premiando l’impegno delle piccole e medie imprese italiane nel realizzare prodotti di eccellenza, occorre una tutela a più ampio respiro rendendo obbligatorie l’etichettatura e l’indicazione Made in a livello europeo. Solo così la nostra tradizione e la nostra costante voglia di fare bene possono essere davvero messe in salvo - conclude -. Ma bisogna fare presto: nel 2017 hanno chiuso 180 aziende, altre 81 solo nei primi mesi del 2018. Il nostro non è un appello ma un grido di aiuto: il settore è davvero in ginocchio”.

Commenti

accanove

Gio, 25/10/2018 - 17:28

... MI VIEN DA RIDERE, tutto il settore manifatturiero è in crisi per gli elevati costi della manodopera ma che facciamo? Riduciamo le "pretese" dello stato alleggerendo il carico fiscale? Ci raccontiamo ancora la balla che se tutti pagassero le tasse lo stato le abbasserebbe (questa poi è una delle migiori chicche)? Cancelliamo dalla faccia della terra cinesi e parenti asiatici vari?

Marguerite

Gio, 25/10/2018 - 17:49

Non dimenticate che per fare delle scarpe, borse cinture ecc. L’Italia DEVE IMPORTARE LA PELLE....IN EURO O IN DOLLARI !!!! “l'Italia deve importare da altri Paesi pellame allo stato grezzo o semilavorato, necessario per alimentare le concerie; soltanto il 5% proviene da macelli nazionali mentre la maggior parte proviene da Europa Occidentale e Orientale, Africa, America Latina, Medio Oriente, Australia e Nuova Zelanda.[4]”