La pista cinese infiamma Telecom

Potrebbe essere il miliardario cinese Li Ka Shing a salvare i soci Telco. L'offerta di integrazione tra Telecom e «3 Italia» (H3g), controllata dai cinesi di Hutchison Whampoa, sarà esaminata - come ribadito da un comunicato - domani nel cda presieduto da Franco Bernabè, grande orchestratore dell'operazione. Già oggi però i soci della holding che controlla il 22,4% di Telecom (Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Generali e Telefónica) potrebbero incontrarsi per decidere una linea comune. Gli analisti di Banca Imi ritengono che «la soluzione potrebbe offrire un'immediata via d'uscita agli azionisti di Telco interessati a sfruttare a settembre la prima finestra del patto». Le perplessità, soprattutto in casa di Mediobanca e Telefónica, restano molte.
L'imprenditore cinese infatti, oltre alla parte di pacchetto che pagherebbe cedendo le quote di «3 Italia», valutata allo stratosferico prezzo di 2,5 miliardi di euro, avrebbe indicato in una lettera riportata da Il Messaggero di poter arrivare ad acquisire fino al 29,9%. Secondo indiscrezioni riconoscendo ai soci Telco 1,2 euro per azione. Ossia più del doppio dei 60 cent delle attuali quotazioni in Borsa. La vendita, senza Opa, passerebbe così nuovamente sopra le teste dei piccoli azionisti, mentre i grandi soci di Telco otterrebbero una via d'uscita con perdite ridotte.
Ma in tarda serata, su richiesta della Consob, arriva la fredda precisazione di Telco. «Gli azionisti (del veicolo; ndr) non hanno avuto recenti contatti, neppure informali, con il gruppo Hutchison Whampoa o con Telecom Italia, né sono stati scambiati documenti, sul tema in oggetto», si legge nella nota. Insomma, i 4 soci forti non sanno nulla dell'interesse cinese e aspettano il cda di domani per essere ragguagliati dello stato dell'arte. Senza, come rilevano alcune fonti, apprenderlo dai giornali.
Telefónica ritiene invece l'investimento in Telecom di natura industriale e quindi da valutare con logiche diverse. Secondo Bloomberg, anche Madrid potrebbe tuttavia essere interessata a vendere il 10% in portafoglio. L'operazione non è comunque semplice. Telecom è un asset strategico per il Paese dato che possiede la rete telefonica fissa e il governo per questo ha in mano una golden share in grado di bloccare qualunque trattativa. E gli analisti di Bernstein hanno notato che c'è un ulteriore problema «dato che l'Italia non ha un governo con cui trattare».
E dunque, prima di prevedere la vendita di una quota a una società straniera, bisognerebbe effettuare lo scorporo della rete a Cdp, come più volte ventilato. Inoltre c'è anche una questione Antitrust perché Tim e «3» insieme occupano circa il 45% del mercato della telefonia mobile.
La compatibilità di business tra i due operatori è comunque limitata: Tim ha le tariffe più alte del mercato insieme a Vodafone, «3» quelle più basse con Wind, avendo abbattuto i prezzi . La Borsa crede nell'operazione: ieri +3,83 per cento.
Sempre ieri Telecom, Vodafone, Tiscali e Fastweb hanno preso una multa da 464mila euro totali dall'Agcom per lo standard (basso) di qualità dei call center.