Pop Vicenza verso il cambio al vertice

L'ad Sorato vicino alle dimissioni. Martedì il cda. Il peso delle ispezioni Bce e la strada che porta a Veneto Banca

Il consolidamento nel settore delle banche popolari si potrebbe arricchire di un nuovo colpo di scena: dopodomani, martedì, il consiglio d'amministrazione della Banca Popolare di Vicenza potrebbe valutare le dimissioni, improvvise, dell'ad Samuele Sorato.

La Pop Vicenza è una delle 10 grandi banche cooperative che entro la metà del 2016 dovrà trasformarsi in spa, come previsto dalla legge di riforma varata dal governo. E, nello stesso tempo, è una delle banche italiane che nell'autunno scorso ha dovuto allinearsi in extremis alle richieste patrimoniali della Bce alla vigilia degli esiti degli stress test europei. Da allora la banca presieduta da Gianni Zonin ha proseguito sulla strada delle pulizie di bilancio, fino a chiudere i conti del 2014 con 758 milioni di rosso dopo rettifiche su crediti per 800 milioni e svalutazioni di avviamenti per altri 600. Mentre alla vigilia dell'ultima assemblea, anche in seguito a tutto questo, il cda ha tagliato del 22% il valore delle azioni della banca, da 62,5 a 48 euro. Diffondendo tra i 117mila soci della coop inevitabile malcontento.

Le voci sull'improvviso cambio al vertice, che le fonti della banca non commentano, si sono diffuse dopo l'incontro di venerdì con i sindacati. Una verifica preliminare alla presentazione del piano industriale 2015-2019 che prevederebbe - secondo fonti citate dal Corriere del Veneto - circa 200 esuberi e la chiusura di 150 filiali. La banca sarebbe peraltro sotto pressione anche per le ispezioni ordinate, secondo il nuovo regime europeo, dalla vigilanza bancaria passata alla Bce a inizio anno. Due ispezioni sul rischio del portafoglio finanziario, una delle quali tuttora in corso. Mentre una terza ispezione è stata aperta dalla Consob il 22 aprile.

Che sia la somma di questi elementi alla fonte delle possibili dimissioni di Sorato, che dopo sette anni alla direzione generale è stato nominato ad solo tre mesi fa, non è dato a sapersi. Ma l'ipotesi più accreditata in ambienti vicentini è che la sua possibile uscita di scena sarebbe consigliata da ragioni di opportunità. Per permettere alla banca di presentare un vertice rinnovato - anche sotto la regia delle authority - così da presentarsi al mercato in una veste diversa, in vista della trasformazione in spa. E soprattutto nell'ottica di una possibile fusione con Veneto Banca. Che la Bce non vedrebbe come soluzione ideale. Ma che, con protagonisti diversi (per esempio con l'apprezzato ex ad Divo Gronchi) potrebbe assumere una valenza differente.