Popolari al buio, Bari prende tempo

I pugliesi rinviano l'assemblea per la spa, pesa il recesso. Zonin attacca la Vicenza

Massimo Restelli

Il governo (dimissionario) sta cercando di rimediare con il decreto «Milleproroghe», rimandando la scadenza della riforma delle popolari che cade il 27 dicembre o alzando la soglia oltre cui scatta l'obbligo di diventare spa da 8 a 30 miliardi di patrimonio. Dopo che il Consiglio di Stato ha sospeso la legge per fumus di incostituzionalità, il mondo delle coop brancola però nel buio. Così ieri la Banca Popolare di Bari si è precipitata a far slittare dall'11 al 27 dicembre la decisiva assemblea dei soci per l'addio al voto capitario. L'istituto presieduto da Marco Jacobini è stato da subito uno dei più fieri avversari della riforma Renzi, ma ora il problema maggiore per i pugliesi appare un altro. E deriva dai dubbi «costituzionali» espressi dal Consiglio di Stato sulla circolare di Bankitalia, che consente alle singole banche di limitare, fino ad annullarlo, il diritto di recesso dei soci dissenzienti. La priorità per il governatore Ignazio Visco e la Bce è infatti la tutela della solidità patrimoniale.

Popolare Bari, che non è quotata in Borsa e ha azioni poco «liquide», ha però fissato l'asticella del recesso a 7,5 euro, valutandosi così 1,2 miliardi. Il multiplo implicito è superiore a una volta il patrimonio, cosa impensabile oggi per le concorrenti quotate in Piazza Affari. Senza contare che un tale esborso, se affrontato per intero, finirebbe per mettere in ginocchio la coop pugliese.

Resta però anche il problema di sistema: stando a quanto risulta al Giornale, la seconda ordinanza del Consiglio di Stato, attesa a breve e finalizzata a chiarire i vizi di costituzionalità della riforma Renzi, ruoterebbe su tre punti, sollevando dubbi sia sulla necessità di procedere con «urgenza» (con cui il governo ha motivato il decreto legge) sia sulle sue ricadute sulla stabilità delle (ex) Popolari. La Consulta, cui spetta l'ultima parola, sarebbe quindi chiamata a esprimersi in modo ampio sulla riforma: i suoi pareri ricadranno su tutti i processi di trasformazione in spa ancora aperti, anche se i soci si sono già espressi. In sostanza su Banco-Bpm, che hanno ricevuto richieste di recesso per 207 milioni e diventeranno un unico gruppo a fine anno, Creval e Bper. Una prospettiva che se confermata sarebbe una vittoria morale per la Assopopolari di Corrado Sforza Fogliani: resta da capire, cosa farà Popolare Sondrio, che ha fissato l'assise per la spa il 17 dicembre.

Il mondo delle coop è stato poi agitato da un altro fatto. L'ex dominus di Popolare Vicenza, Gianni Zonin, ha provato a rovesciare il tavolo delle accuse, chiamando in causa l'ex direttore generale Samuele Sorato e il vice Emanuele Giustini. L'imprenditore vinicolo, nel mirino della Procura e oggetto dall'azione di responsabilità che il cda sottoporrà ai soci con l'accusa di «centinaia di milioni di danni», ha infatti notificato un atto di citazione al tribunale di Venezia, chiedendo l'accertamento della correttezza della sua attività al vertice dal 1996 al 2015. Zonin, che rimarca come in 17 anni di presidenza abbia sempre distribuito «consistenti utili conseguenti alla gestione profittevole», sostiene che la crisi di Vicenza sia stata provocata dalla crisi economica, dalle regole europee e da «una gestione scorretta da parte della direzione» della banca, «posta in essere con modalità tali da non poter essere accertata dal cda».

Va ricordato che Popolare Vicenza è stata salvata dal bail-in solo perché il Fondo Atlante ha scucito un miliardo, dopo che era andato deserto un aumento di capitale a 10 cent. Ora Atlante intende fonderla con Veneto Banca, l'altra malata del Nord est.