Popolari venete al test dell'aumento

Smentite le indiscrezioni su un possibile rinvio per la Vicenza

Camilla ContiI riflettori del mercato sono puntati sulle trattative fra la Bpm, il Banco e la Bce perché gli investitori, soprattutto quelli stranieri, si aspettano che il matrimonio inneschi il risiko fra le altre popolari. E lo sguardo volge già al destino delle due banche venete, trasformate in spa e avviate verso la Borsa. A separare la Popolare di Vicenza e Veneto banca da Piazza Affari, nonché da eventuali fusioni, ci sono però due aumenti di capitale: 1,7 miliardi per l'ex feudo di Gianni Zonin e 1 miliardo per l'istituto di Montebelluna. Di tempo per trovare la liquidità necessaria i due istituti non ne hanno molto. E sul mercato qualcuno teme che diventi una mission impossible. Una fonte della City di Londra ha riferito al Giornale di un incontro avvenuto venerdì scorso fra i vertici della Popolare di Vicenza e i funzionari della Bce: sul tavolo ci sarebbe stata la richiesta di maggiore tempo per varare l'aumento di capitale da 1,7 miliardi finora previsto per fine aprile e contestuale alla quotazione. Fonti vicine alla banca vicentina smentiscono l'indiscrezione: l'ad Francesco Iorio venerdì era in Italia, gli incontri con possibili investitori stanno andando avanti e la tabella di marcia dell'aumento verrà rispettata. Unicredit, contattata in quanto garante della ricapitalizzazione, non ha avuto modo di confermare i rumors che comunque sono da prendere con le molle perchè la speculazione - interessata a tirare giù il prezzo in vista delle Ipo - è sempre in agguato. Di certo, per il 26 marzo è fissata la prossima assemblea dei soci della spa che con il nuovo sistema di votazione - contando le azioni e non più le teste - dovranno dare il via libera al bilancio 2015 dell'istituto vicentino ma non ancora al rinnovo del cda, atteso per giugno. Quanto a Veneto Banca, che era partita con due mesi e mezzo di vantaggio rispetto alla Vicenza, ha invece fatto slittare a dopo l'assemblea del 5 maggio sia l'aumento di capitale da un miliardo sia la quotazione in Borsa, inizialmente previsti entro aprile e che adesso si concluderanno nella prima metà di giugno. Banca Imi (gruppo Intesa) si è impegnata ad acquistare le azioni inoptate fino a un miliardo ma l'accordo scade il 30 giugno.