Prada si gioca il suo tris per tornare a crescere

Occhi su e-commerce, negozi e strategia estera L'ad Bertelli: «Questo sarà l'anno della svolta»

Camilla Conti

Il primo campanello di allarme è suonato all'inizio di agosto quando il fondo hedge americano, Harris Associates, ha ridotto la sua partecipazione in Prada vendendo più di due milioni di azioni della maison milanese (nel cui capitale era entrato due anni fa) e dunque abbassando la quota da oltre il 7 al 6,95 per cento.

Sarà la delusione per l'andamento del titolo alla Borsa di Hong Kong, dove Prada si è quotata nel 2011 a un prezzo di collocamento di 39,50 dollari mentre oggi viaggia attorno ai 21,6 dollari. Saranno i timori per il rallentamento del mercato cinese e per l'effetto della Brexit in termini di dazi maggiorati. Di certo, ieri il gruppo dei coniugi Miuccia Prada e Patrizio Bertelli ha confermato il periodo di difficoltà con un semestre al 31 luglio che si è chiuso con un calo del 14,8% dei ricavi a 1,54 miliardi, contrazione superiore al consensus degli analisti. In flessione anche il margine operativo lordo a 329,9 milioni (-25%) e l'utile netto (sceso del 24,7% a 141,9 milioni contro i 188,6 milioni dello stesso periodo del 2015), valore che si rivela inferiore ai 126 milioni previsti alla vigilia dalle stime dei broker. Il problema sono le vendite: il mercato americano (-15% su base annua a cambi costanti) è stato influenzato anche dalla diminuzione dei flussi turistici. In Asia-Pacifico (-18%), il contesto economico negativo ha continuato a influenzare le prestazioni sia in Hong Kong che Macao. E dopo un periodo di crescita costante dal 2010, anche in Giappone è stato perso il 9% principalmente per i minori flussi turistici dalla Cina causati da un tasso di cambio meno favorevole. Il gruppo è stato comunque in grado di auto-finanziare le spese in conto capitale di 108 milioni, senza zavorrare la posizione finanziaria netta già in rosso per 246 milioni al 31 luglio, 2016 e comunque dopo aver distribuito anche dividendi per 281 milioni ai soci.

«Con l'attuazione della prima fase di razionalizzazione dei vari processi di gestione - ha dichiarato l'ad Patrizio Bertelli - e con il lancio di una serie di nuove iniziative, vedo il 2016 come un punto di svolta dal quale il gruppo tornerà a crescere». La ricetta per il rilancio annunciata dal top management si basa su un tris di ingredienti: la graduale estensione della piattaforma e-commerce con l'obiettivo di raggiungere una copertura globale entro due anni; la ridefinizione dell'offerta per adattarsi alle necessità dei singoli mercati e la costante revisione del canale di punti vendita che comprende l'abbandono di aree non strategiche a favore di aperture su mercati più promettenti. Basterà?