Il presidente: «Abbiamo convinto Pechino a non usare procedimenti tossici»

Un'azienda meccanica che ha la Cina come primo mercato deve avere una marcia in più: è il caso di Nordmeccanica, primo produttore mondiale di macchine per l'imballaggio flessibile, cuore italiano (a Piacenza) e vendite ovunque: il 99% del fatturato (82 milioni nel 2013, in crescita del 9%) è realizzato all'estero: il 46% in Asia. «La nostra arma vincente? Tecnologia e sostenibilità - spiega il presidente Antonio Cerciello, origini napoletane, una carriera imprenditoriale di lungo corso dentro e fuori i confini nazionali -; infatti, le macchine più richieste sono quelle più all'avanguardia anche dal punto di vista ambientale, quelle a tecnologia solventless, che non impiegano, cioè, colle chimiche. Abbiamo convinto a utilizzarle anche i produttori cinesi, che hanno abbandonato i vecchi procedimenti tossici e ora applicano regolamentazioni rispettose dell'ambiente».
A Shanghai l'azienda ha anche aperto, nel 2013, un impianto dedicato proprio alla Cina, e ha il 65% del mercato locale. «E non ci fermiamo certo - continua Cerciello -: entro il 2015 contiamo di realizzare in Cina il 25 o il 30% dei ricavi. A maggio attendiamo il presidente degli industriali cinesi per il secondo convegno nazionale sul packaging, che si terrà nel nuovo stabilimento di Piacenza». L'impianto, il terzo del gruppo in Italia (un altro è negli Usa), produrrà le macchine per la metallizzazione di film plastici, specializzazione acquisita con Galileo Vacuum Systems, divisione delle Officine Galileo di Firenze del gruppo Finmeccanica, e varrà 100 nuovi posti di lavoro. Che si aggiungeranno ai 225 dipendenti attuali, di cui 170 in Italia (300 con l'indotto).
«Tutto questo - conclude Cerciello - nonostante gli ostacoli che noi, come tanti altri imprenditori italiani, incontriamo sulla nostra strada, primo tra tutti il peso del fisco: se non si taglia il cuneo fiscale, è impossibile per le aziende non solo crescere, ma addirittura sopravvivere. E allora il rischio è l'aumento della disoccupazione: ci pensino i politici».