Prezzi più caldi, ma la Fed non si muove

Il primo rialzo dei tassi atteso in giugno. Cina permettendo

Rodolfo PariettiDai fuochi pirotecnici di Mario Draghi al «wait and see» di Janet Yellen. La furia espansionistica dell'Eurotower, mal digerita dalla Germania, contrapposta al forzato immobilismo della Federal Reserve, già costretta ad accantonare il proposito di alzare altre quattro volte i tassi nel 2016.Dopo il ritocco dello scorso dicembre, la banca centrale Usa chiuderà oggi la due giorni di riunione del Fomc con un nulla di fatto. Le condizioni per decidere una nuova stretta non ci sono, nonostante l'andamento positivo di alcuni indicatori chiave come il 4,9% del tasso di disoccupazione e l'1,7% di febbraio del Price consumer expenditure, il termometro più sensibile per valutare l'andamento dell'inflazione, unito alle migliorate stime sul Pil e al rallentamento del dollaro. Le attese collocano il primo giro di vite in giugno, lasciando lo spazio per un secondo intervento in dicembre. In ogni caso, è improbabile che entro la fine dell'anno il costo del denaro, dall'attuale range tra 0,25 e 0,50%, risalga di un punto. Dalla conferenza stampa di questo pomeriggio del successore di Ben Bernanke potrebbero arrivare indicazioni su quale percorso la Fed intende seguire nei prossimi mesi. Ma la strada sembra tracciata. Le turbolenze a livello globale che avevano già indotto alla prudenza nella prima parte dell'anno Eccles Building, accusata da alcuni di aver voluto forzare troppo la mano in dicembre, non si sono certo dissolte. I più recenti segnali rimbalzati dalla Cina mostrano la sofferenza dei principali driver di crescita, mentre gli altri Paesi emergenti se la passano perfino peggio (Brasile in testa). Non a caso, tra i rischi per lo scenario economico giapponese il governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, ha indicato ieri non solo le incertezze delle economie dell'area asiatica, «in particolare la Cina», ma anche e gli sviluppi dell'economia americana con «le conseguenze che le decisioni di politica monetaria della Fed possono avere sui Paesi più legati alle di materie prime».Insomma, Tokio ammonisce la Fed a non compiere salti nel vuoto. Non ce ne sarà bisogno. Anche perchè la Yellen sa bene che i recenti recuperi di Wall Street, dai picchi negativi delle prime sei settimane del 2016, non hanno dissipato la diffidenza degli investitori. Una prova? Durante la scorsa settimana, periodo in cui lo S&P 500 ha guadagnato oltre l'1%, i clienti di Bank of America sono stati venditori netti di azioni per un controvalore pari a 3,7 miliardi di dollari, il livello più alto dallo scorso settembre. Inoltre, nelle ultime quattro settimane, sia gli hedge fund sia gli investitori istituzionali hanno preferito prendere le distanze dal mercato azionario.Alzare i tassi adesso sarebbe assai pericoloso. Meglio prendere tempo. Giugno non è poi così lontano.