«Privatizzare le Fs? Noi siamo pronti»

Le Ferrovie dello Stato appartengono per il 100% al Tesoro e periodicamente - specie in tempi di crisi - riaffiora l'idea di privatizzarle, almeno in parte. Ieri, a Rimini, l'ad del gruppo Mauro Moretti (da pochi giorni confermato per il suo terzo mandato triennale) ha affermato il suo pensiero: «Noi siamo pronti. Il governo non ha dato ancora alcuna indicazione. Ma in questi anni abbiamo preparato tutto ciò che era necessario, visto che abbiamo messo i nostri bilanci a standard internazionali, abbiamo avuto il rating, abbiamo una situazione patrimoniale e finanziaria buona e quindi siamo in grado di poter dare soddisfazioni».
Quel «siamo pronti» non significa tuttavia che la privatizzazione delle Fs sia dietro l'angolo. Prima va identificato che cosa si vuol aprire al capitale privato, presupposto per stabilire un valore: l'intero gruppo? Singole società? E, soprattutto, bisogna decidere se l'infrastruttura (cioè la rete, appartenente a Rfi) debba restare pubblica o no: di tutto ciò, per ora, non c'è nessuna traccia di un progetto. E vivo è il ricordo del caso inglese, dove lo Stato si ritirò completamente: il risultato fu incremento degli incidenti, aumento dei biglietti, perdita di efficienza, e la conseguenza fu che la rete tornò pubblica. Nel gruppo Fs, composto di una quindicina di società, le più importanti sono Trenitalia (che comprende Alta velocità, lunga percorrenza, trasporto regionale e merci), e Rfi. Due esempi di società con quote private esistono già: sono Grandi Stazioni e Cento Stazioni, nelle quali Fs ha tenuto la maggioranza ma ha ceduto la gestione.
Non c'è dubbio comunque che per una privatizzazione - verosimilmente parziale - delle Fs i tempi siano maturi. Almeno per tre motivi: primo, i conti del gruppo nel 2012 hanno chiuso in utile per il quinto anno consecutivo: 380 milioni contro i 285 del 2011. Secondo, il successo del bond emesso in luglio: sono stati collocati 750 milioni a fronte di una domanda di 3,6 miliardi, con il 60% delle richieste arrivate dall'estero. Questo significa che la reputazione del gruppo è internazionale e di alto profilo (altri 750 milioni saranno collocati entro l'anno, forse in ottobre). Terzo, le grandi privatizzazioni del passato (energia, tlc) sono sempre state precedute dall'istituzione di un'authority e quella dei trasporti dovrebbe presto diventare operativa.
Ma la domanda che tutti si pongono è: quanto valgono le Ferrovie? Quanto potrebbe incassare lo Stato? Ebbene, la risposta non c'è. E la stessa azienda, che pur per Moretti è «pronta», non azzarda né cifre né perimetri. L'unico pezzo di grande valore è l'Alta velocità, che fa parte di Trenitalia, e che qualcuno azzarda potrebbe valere 10 miliardi; ma i critici sostengono che essa oggi è valorizzata dal permanente monopolio sulle linee parallele. Trenitalia complessivamente fattura 5.129 milioni con un utile di 206; ma la metà dei ricavi viene da contratti pubblici, e un interlocutore privato complicherebbe le cose.