Produzione in frenata dello 0,5% Timori per la crescita dell’economia

da Milano

Colpo di scena: la produzione industriale, che dal novembre 2005 aveva messo a segno una serie quasi ininterrotta di balzi in avanti, rallenta. Una frenata inattesa che mina le stime più ottimistiche sull’andamento generale del Pil.
Secondo l’Istat a giugno la produzione ha registrato una flessione mensile dell’indice destagionalizzato (rispetto a maggio) dello 0,5% e un calo della media giornaliera effettiva stimabile nello 0,1 per cento. Non solo. Ha anche annunciato le revisioni al ribasso del dato di maggio, limato da +0,9% a +0,8%, e di quello di aprile, passato da -0,5% a -0,6 per cento.
Dati freschi e correzioni che non possono piacere agli analisti. I quali, a questo punto, incominciano ad attendere con una certa ansia la comunicazione, venerdì, dell’andamento del Pil nel secondo trimestre. «Si tratta di un risultato decisamente inferiore alle attese - ha detto all’agenzia Reuters Giada Giani, economista di Lehman Brothers - in cui la debolezza appare estesa a tutte le componenti della produzione».
Il problema serio è proprio questo. Non c’è un pezzo dell’economia italiana che, in virtù di una sua improvvisa straordinaria fragilità, affondi tutte le altre. Piuttosto, anche se per ora restano in territorio positivo i beni intermedi, appare evidente una debolezza generalizzata. Il che rende più preoccupante il risultato della produzione a giugno. I beni di consumo, durevoli e no, ma anche i beni strumentali incorporano infatti segni negativi. Adoperando i dati corretti per i giorni lavorativi, i beni di consumo scendono addirittura del 3,5 per cento; nella loro versione destagionalizzata, i danni sono limitati al -1,5 per cento. Elemento particolarmente significativo: i beni di consumo non durevoli, rispetto al giugno del 2006, sono calati del 4,6 per cento.
La performance a giugno dei beni strumentali, se posta a confronto con quella di maggio, mostra una perdita secca dell’1 per cento. Una riduzione di entità limitata ma comunque dal significato non positivo, se si pensa che i beni strumentali costituiscono il primo indicatore della propensione effettiva all’investimento da parte dell’intero sistema produttivo.