Pronta Pioneer-Santander Ghizzoni: "Cresceremo"

L'ad di Unicredit: "Non è un'operazione difensiva e portiamo all'accordo l'intera controllata". In settimana la firma, ma c'è il nodo delle attivita Usa degli iberici

Unicredit lavora di lima insieme agli uomini del Santander sulle ultime «sbavature» del contratto matrimoniale da 5,5 miliardi tra la sua Pioneer e le attività di risparmio gestito controllate dagli spagnoli insieme ai fondi del private equity Warburg e General Atlantic. Il battesimo della nuova realtà, che avrebbe 350 miliardi di masse in gestione sparse in 40 Paesi del mondo, è atteso questa settimana. Per certo la banca italiana apporterà all'alleanza «tutta Pioneer», attività americane comprese, ha chiarito ieri l'amministratore delegato Federico Ghizzoni. L'operazione vedrà, tuttavia, un differente incastro per i possedimenti statunitensi del Santander e forse anche per quelli speculari di Pioneer; da qui l'attuale impasse e la necessità di un supplemento di trattative per trovare una soluzione tecnica adatta.

A fusione fatta, Unicredit dovrebbe comunque controllare un terzo del nuovo big, così come gli iberici e il tandem del private equity; anche la governance dovrebbe quindi riflettere questi equilibri.

L'unione Pioneer-Santander asset management (Sam) «è un'operazione strategica non difensiva, ma anzi il contrario», ha proseguito Ghizzoni, rimarcando come l'obiettivo della banca sia verificare se nel business del risparmio gestito, cui Unicredit assegna «molta importanza», sia «possibile crescere». In sostanza la “grande Pioneer“ ha mire aggreganti e sarà uno dei volani di Unicredit dopo, come ha scritto Ghizzoni nella lettera ai soci, «l'anno di svolta» del 2014, caratterizzato dagli stress test della Bce. L'obiettivo è «diventare la prima banca in Europa per qualità del servizio».

Questo pomeriggio, invece, il cda sarà chiamato a mettere il sigillo formale sulle liste depositate per il suo rinnovo all'assemblea del 13 maggio. Si è autoesclusa dal vertice, dopo aver preso la vicepresidenza, la Fondazione CariVerona, primo socio italiano di Unicredit con il 3,5% alle spalle degli emiri di Abu Dhabi (5%, da poco in parte legato a un convertibile).

Ghizzoni ha assicurato di non avere segnali di disimpegno dell'ente di Paolo Biasi, notando come Cariverona debba allentare la presa per legge dopo l'accordo Acri-Tesoro. «L'importante» è che gli azionsiti «siano contenti dei risultati» e non importa che «siano A, B, C», ha detto il presidente Giuseppe Vita, destinato alla riconferma come Ghizzoni. Il «no» degli scaligeri resta, tuttavia, uno strappo istituzionale per Unicredit (+3,59% il titolo in Piazza Affari). Faranno poi parte del nuovo board, dimagrito a 17 posti come chiesto da Bankitalia, i tre vicepresidenti Fabrizio Palenzona, Vincenzo Calandra Buonaura, Luca di Montezemolo e i consiglieri Alessandro Caltagirone, Manfred Bischoff, Alexander Wolfgring, Anthony Wyand, Helga Jung, Henryka Bochniarz. Le new entry sono Paola Vezzani (docente all'università di Modena e di Reggio), l'imprenditrice nel farmaceutico Elena Zambon, Mohamed Al Husseiny (Aabar), l'ex McKinsey Clara Streit e l'ex sindaco Cesare Bisoni. I fondi hanno invece confermato, come indipendente, Lucrezia Reichlin.