Pronto il grande scambio su Tim-Stx

Slitta a oggi il verdetto su Vivendi. L'Eliseo e Calenda: "Fincantieri? Ci sarà accordo"

Alla vigilia del tanto atteso vertice bilaterale di Lione del 27 fra Gentiloni e Macron il vento sembra essere improvvisamente cambiato sul dossier Fincantieri-Stx.

«Siamo ragionevolmente ottimisti sul fatto che ci sarà un accordo che converrà alle due parti», hanno riferito ieri fonti dell'Eliseo. Cui ha fatto eco il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda: «Mi sembra che ci siano tutte le possibilità di fare un buon accordo», ha detto ieri Calenda. Ribadendo, però, che «le linee guida per l'accordo non possono essere messe in discussione». Il 51% deve restare in mani italiane, insomma. Ma i francesi finora non hanno fatto mai marcia indietro sulla proposta di dividere il capitale Stx 50-50. Hanno solo reso più digeribile il boccone auspicando la creazione di un gigante della cantieristica navale civile e militare sotto il controllo congiunto di Francia e Italia e costituito da Stx, Fincantieri e Naval Group (controllata al 62% dallo Stato francese e al 35% da Thales che a sua volta è partecipata da Leonardo Finmeccanica). Ma una simile operazione è troppo complessa da elaborare in così poco tempo tra gruppi che hanno strategie diverse (Stx, Fincantieri, Naval Group, Leonardo e Thales). I due dossier, quindi, potrebbero avere calendari diversi: uno di breve termine, Stx-Fincantieri, che potrebbe essere risolto il 27 con l'avvio del cosiddetto progetto civile di «Airbus dei mari» e l'altro di lungo periodo (Fincantieri-Naval Group) con l'annuncio dell'apertura ufficiale delle discussioni sul consolidamento nel navale militare in Europa, in cui però niente è stato fatto.

Resta però da sciogliere il nodo del controllo di Stx. I francesi potrebbero proporre la ripartizione del capitale in azioni con diritto di voto e azioni senza diritto di voto (magari con privilegio sul dividendo al 2% del nominale). In tal modo Parigi potrà collocare su Saint Nazaire ricche commesse militari lucrandone in misura maggiore i relativi profitti. Oppure concedere il 51% del capitale agli italiani in cambio però di un ricco carnet di navi in costruzione già prefissato per i prossimi anni. Oppure gli italiani potrebbero accettare l'ipotesi fifty-fity in cambio del controllo della governance.

Di certo qualcosa è cambiato lungo l'asse Roma-Parigi, e una delle due parti ha ceduto. Chi cede da una parte, però, deve avere una contropartita. Che potrebbe arrivare dall'altro dossier caldo aperto nei rapporti fra i due Paesi. Ovvero quello delle tlc. Non sembra un caso, in questo senso, lo slittamento a oggi della riunione attesa inizialmente per ieri a Palazzo Chigi del comitato tecnico sul golden power, che deve esprimersi sul caso Vivendi-Tim. Sul tavolo il tema della mancata notifica del gruppo francese della propria posizione al governo italiano e l'influenza in un settore strategico, considerando in particolare il ruolo di Sparkle, società dei cavi sottomarini di Tim. «Penso che ci siano gli estremi per esercitare la Golden Power», ha ribadito ieri Calenda. Il comitato tecnico, secondo indiscrezioni, dovrebbe attestare l'omessa o quantomeno ritardata notifica da parte del gruppo guidato da Vincent Bollorè. Gentiloni sembra dunque voler arrivare a Lione con in tasca la soluzione per Tim ma la coperta è corta per coprire i due fronti - tlc e cantieri - con soddisfazione di Palazzo Chigi.

Al momento l'unica certezza è che in Piazza Affari il titolo Fincantieri ieri ha guadagnato il 3,5% grazie anche alla firma di un accordo con Cunard per la costruzione di una nave passeggeri di lusso.