Prove di dialogo tra Intesa e Generali

Gros Pietro: "L'apertura del Leone a collaborare? Valuteremo". Occhi alla Borsa

Non si può ancora parlare di prove di dialogo, ma l'allarme di una guerra tra Intesa Sanpaolo e Generali sembra calare di intensità. L'ultima timida apertura verso un eventuale compromesso l'ha fatta ieri Gian Maria Gros-Pietro, che già nei giorni scorsi aveva evidenziato come il Leone non avesse nulla da cui difendersi. Intesa Sanpaolo - ha detto il presidente della prima banca italiana guidata dall'ad Carlo Messina - «valuterà» la disponibilità lasciata trapelare solo venerdì dai vertici del Leone a soppesare una eventuale proposta di collaborazione industriale a patto che siano rispettati precisi paletti.

Segnali di pace ancora sottotraccia che da questa mattina dovranno essere decriptati da Piazza Affari, dove il titolo Generali (-0,5% a 14,86 euro venerdì) mantiene un progresso di poco superiore al 4% dal 23 gennaio, giorno in cui sono deflagrate le voci di un interesse di Intesa (-1,2% a 2,17 euro) che per contro ha perso il 9,5% della sua capitalizzazione in poco meno di un mese. Per Messina organizzare oggi a un eventuale take over sul Leone, magari carta contro carta, sarebbe quindi più costoso. Anche perché sempre venerdì Generali ha deciso di mantenere alte le proprie difese, sborsando circa un miliardo per entrare direttamente in possesso del 3% di Intesa, prima appoggiato a un prestito titoli. Insomma se dal punto di vista finanziario, il clima resta caldo su quello diplomatico si vedono tentativi di distensione. E non appare un caso come è accaduto a Intesa, anche sul fronte delle Generali a esporsi maggiormente non sia stato l'ad Philippe Donnet, ma il presidente Gabriele Galateri di Genola. Cioè chi, anche per ruolo istituzionale, è chiamato a mediare e a custodire i rapporti con i grandi soci.

Gros Pietro, sempre parlando con l'agenzia Adn Kronos ha peraltro precisato di non voler «entrare nel merito» delle dichiarazioni di Galateri, ma aggiunto che Intesa «di certo ne terrà conto», ma «senza fretta». Il tutto in una battaglia di nervi che la scorsa settimana ha visto Mediobanca - primo azionista di Generali con il 13%, destinato a scendere al 10% - dimostrare la solidità del proprio asse con Unicredit con la plastica stretta di mano tra gli ad Alberto Nagel e Jean Pierre Mustier a margine della riunione del direttivo del Patto di Piazzetta Cuccia (di cui Unicredit possiede l'8% circa): l'accordo parasociale scadrà a dicembre.

Intesa resta comunque ferma sui cardini già espressi da Messina, che ha subito escluso «operazioni corsare». «Noi - ha rimarcato Gros Pietro - siamo aperti a collaborazioni industriali che però creino valore e non indeboliscono la patrimonializzazione della società e non ne riducano la capacità di pagare i dividendi». E quindi per le opzioni su Generali si riparte dall'impegno dei 10 miliardi di cedole assicurate ai soci dal piano industriale.