«Quattro raffinerie a rischio» Ora i petrolieri hanno paura

«Siamo in una situazione di rischio che può portare alla chiusura di quattro impianti di raffinazione». Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha usato toni allarmistici nel suo intervento all'assemblea dell'Unione Petrolifera. «L'eccesso di capacità produttiva è nell'ordine di 15-20 milioni di tonnellate l'anno: bisogna non compromettere un settore strategico e salvaguardare l'occupazione di 100mila addetti».
In realtà, il nuovo presidente dell'associazione dei petrolieri, Alessandro Gilotti, ha spiegato che, nonostante a inizio anno il potenziale produttivo sia sceso sotto i 100 milioni di tonnellate, c'è «un persistente eccesso di capacità di raffinazione, circa il 30% del totale». È «inevitabile», perciò, «un ulteriore processo di dimagrimento che può tradursi nella chiusura di un paio di raffinerie quest'anno o il prossimo».
Secondo i rumor, i potenziali candidati alla chiusura sarebbero da individuarsi in Sicilia: il petrolchimico Eni di Gela e quello di Priolo (80% della russa Lukoil e 20% Erg). Altre voci in passato hanno riguardato sia l'impianto Saras di Sarroch che quello di Falconara del gruppo Api. Quest'ultimo è stato chiuso a inizio 2013 per la riconversione della centrale elettrica collegata (che da luglio funzionerà a gas e non più a catrame), ma l'impianto che fa capo alla famiglia Brachetti Peretti copre il 60% del fabbisogno dei distributori a marchio Ip. Analogamente la struttura sarda dei Moratti, dopo l'intesa con Rosneft, dovrebbe trovare uno sbocco sul mercato. Discorso diverso per l'Eni che, tra rete e commercializzazione all'esterno, non vende tutto ciò che produce. Ma l'ad Paolo Scaroni a marzo aveva ribadito che, con la riconversione di Marghera, «non sono previste chiusure a meno che il mercato non si deteriori ulteriormente».
E il quadro sicuramente non è positivo. «In Italia la domanda di energia è tornata indietro di 20 anni», ha detto Gilotti, sottolineando che «il calo è stato particolarmente vistoso per le vendite di carburanti». A partire dal 2009 le aziende che raffinano e commercializzano petrolio hanno accusato perdite per oltre un miliardo di euro all'anno. Va anche detto che la scarsa efficienza del settore è determinata dalla presenza di una rete molto capillare che pesa molto nei periodi di vacche magre. «Abbiamo ancora troppi impianti: servirebbe un taglio di 5.000-7.000 punti vendita», ha ricordato Gilotti.
Gli squilibri macroeconomici peggiorano ulteriormente la situazione: nel 2012 la bolletta energetica italiana ha raggiunto il livello record di 64 miliardi, a causa dell'indebolimento dell'euro nei confronti del dollaro, valuta di scambio dell'oro nero. Quest'anno, però, dovrebbe calare di 10 miliardi. Gilotti, a tal proposito, ha sollecitato il blocco dell'aumento Iva poiché «l'incremento di prezzo dei carburanti sarebbe di sarebbe di circa 1,5 centesimi al litro». Nei primi mesi del 2013 il gettito fiscale riveniente dal settore petrolifero è calato. «Tutto ciò dovrebbe far rifletter il governo», ha concluso, sull'eliminazione dell'incremento del 4% della Robin Tax che grava sul comparto.

Commenti

cgf

Ven, 21/06/2013 - 10:04

i nostri tecnici sono troppo forti! dicono "incassiamo 100, se aumentiamo 10, incasseremo 110" nei fatti incassano 80 e.... SENZA CONTARE I DANNI COLLATERALI. In certi casi incassano meno di 50, è il caso della tassa sugl'ormeggi, tanto per restare in tema le vendite di carburante calato oltre il 70%, ristoranti, alberghi, negozi, minimarket presso porti turisti hanno chiuso, chi può va in Croazia o Corsica dove costa tutto meno! Quando i consumi sono così ridotti non si aumentano le tasse e non si mandano a casa milioni di persone che contribuiscono al fabbisogno dello Stato, MIOPI! grande sQuola quella dei Prodi, Visco, Monti e Saccomanni!!

cgf

Ven, 21/06/2013 - 10:06

se chiuderannno in Italia certamente riapriranno all'estero, e noi pagheremo ancora di più il costo energetico, clap clap clap.