Quel manager rimasto senza azionisti

G uido Rossi nel «Gioco delle regole» (Adelphi editore) è molto chiaro: «La riduzione - scrive - dell’intero corpo sociale a una folla di contraenti, e dello Stato a grande mediatore tra interessi contrattuali diversi, comporta un sostanziale svuotamento della legge». Una critica al cuore del «capitalismo a contratto» che spesso si autosvincola dal rispetto della norma generale. Viene però da chiedersi, e Rossi non ce ne voglia, se talvolta il professore confonda se stesso e i suoi comportamenti con quelli «etici», «privi di conflitti di interesse» dell’alta norma. Ci spieghiamo meglio e torniamo tutti giù per terra. Il giurista è per la seconda volta alla guida della Telecom, chiamato da Marco Tronchetti. Il giurista è stato scelto nel momento del bisogno: lo scontro con le Authority, con il governo e le cartacce da cortile di Procura colme di stupidaggini. Rossi si mette a lavorar sodo. Non è un tecnico di tlc: sceglie pochi uomini per gli affari delicati e conferma il management di Tronchetti. Con il passare del tempo tra azionisti di riferimento e vertici aziendali le storie si separano. Non vogliamo e non abbiamo tutti gli elementi per entrare nel merito di questo divorzio progressivo. Ma quello che oggi succede è che Rossi e il cda approvano un piano industriale che al mercato non piace (e qui parlano i numeri), Rossi non racconta al cda le trattative con Telefonica (il cui contratto preliminare financo i media hanno esaminato) e infine si trova, fino a prova contraria, 13 consiglieri indipendenti, più i due emanazione di Pirelli, contrari alla sua conduzione. Occorre capire, senza ironia, a quale azionista risponda Rossi. Il rischio è che si cada nel terribile vizio del capitalismo proprio da Rossi identificato in cui «l’interesse personale del mandatario si sostituisce a quello del mandante».