Queste azioni dovrebbero essere rese convertibili ed emesse anche da istituti non quotati

Gli istituti bancari sono investiti di una funzione pubblica quali regolatori del credito e strumenti per la crescita del Paese; la loro attività è prevista dalla Costituzione e la loro gestione è vigilata. L'Europa (Bce) e la Banca d'Italia raccomandano di adeguare i requisiti patrimoniali delle banche e, pertanto, chiedono a queste di dotarsi di nuovi mezzi finanziari per fornire alla clientela (imprese e famiglie) quella assistenza indispensabile per lo sviluppo. Accanto alla chiusura della procedura di infrazione per eccesso di deficit, la Commissione Europea, tra le altre raccomandazioni, suggerisce di rimettere le banche italiane in condizione di prestare denaro.
Molte banche sono possedute e ingessate dalle cosiddette Fondazioni bancarie che non hanno seguito lo spirito della legge Amato (del 1990) che sanciva lo scorporo dell'azienda bancaria e la cessione di gran parte delle partecipazioni al mercato, ma, al contrario, hanno continuato a gestire la banca partecipata con risultati assolutamente deludenti per le Fondazioni stesse e per gli altri azionisti; a tal proposito è stato indicativo l'intervento del governatore di Bankitalia Ignazio Visco che, nelle Considerazioni Finali, ha sottolineato il «no ai condizionamenti delle scelte gestionali delle banche da parte delle Fondazioni bancarie».
Oggi è improbabile che, con l'attuale assetto di governance, condizionato ancora dalle Fondazioni, le banche possano sperare di patrimonializzarsi e di fornire adeguatamente il servizio finanziario fondamentale per le imprese. È necessario che governo e Banca d'Italia liberino le banche al mercato. Ma come? Tre i punti chiave: imporre alle Fondazioni di ridurre la loro partecipazione nelle banche partecipate; vietare la partecipazione a patti di sindacato, di consultazione o quanto altro tendente a mantenere nelle loro esclusive mani la gestione degli istituti di credito; prevedere, nelle banche partecipate, una diretta vigilanza del ministero dell'Economia.
Abbiamo industriali e manager che, liberi da condizionamenti spesso politici delle Fondazioni, potrebbero metterci la faccia e i mezzi per gestire con intelligenza ed oculatezza e dare quello spunto che oggi manca a molte banche. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha sottolineato la gravità della situazione del mercato e ha detto che bisognerà puntare su canali alternativi al credito bancario, anche attraverso il rilancio del mercato dei capitali.
Il governo deve affrontare il problema (forse a costo zero) della capitalizzazione del patrimonio delle banche anche attraverso una modifica e rimodulazione delle norme nazionali e dei regolamenti di Banca d'Italia che prevedano, per le azioni di risparmio, la possibilità di essere ricomprese nel patrimonio di vigilanza, di potere essere convertite in azioni ordinarie, di potere essere emesse anche dalle società non quotate in Borsa e di offrire a esse, oltre al rendimento riveniente dalla distribuzione di una parte del dividendo, anche un interesse annuo predeterminato. Il ricorso allo strumento delle azioni di risparmio per la patrimonializzazione delle banche e, conseguentemente, per il finanziamento alle imprese e alle famiglie, potrebbe rappresentare una particolare opportunità per i sottoscrittori in quanto i titoli del comparto bancario hanno, da un lato, quotazioni molto basse, ma dall'altro grandi possibilità di crescita, specie se a governare le banche si propongano persone capaci e di successo in sostituzione di chi è spesso nominato dalla burocrazia.