Rcs, firmato l'accordo per il nuovo consiglio

Pronta la lista Fiat-Della Valle-Mediobanca, Costa presidente. Le mosse di Cairo. Entro domenica la decisione

Accordo fatto, sotto l'egida di Mediobanca, tra gli ex «duellanti» John Elkann (primo socio con il 16% tramite Fiat) e Diego Della Valle (7,3%) per disegnare il nuovo consiglio di amministrazione di Rcs. La lista di maggioranza, su cui sono allineate anche Pirelli (4,4%) e UnipolSai (3%), si apre con l'ex ad di Mondadori e attuale capo della Fieg, Maurizio Costa, destinato quindi a salire alla presidenza di Rcs, e con la conferma del capo azienda Pietro Scott Jovane. Completano la squadra di vertice il banchiere d'affari Gerardo Braggiotti, Tom Mockridge (Sky), Laura Cioli (CartaSì) e Teresa Cremisi (Flammarion).

Al momento il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, (4,1%) e la famiglia Rotelli (3,3%) sarebbero freddi, ma potrebbero alla fine convergere visto lo standing della lista. «Non è stata presa alcuna decisione», ha comunque frenato ieri Bazioli. Ancora tutta da definire, invece, la ripartizione delle deleghe tra Costa e Pietro Scott Jovane, tanto che prende piede l'idea di creare alcuni comitati tecnici ad hoc in cui dipanare le decisioni principali. Così come sarà il nuovo corso a definire chi dovrà sedersi sulla poltrona di direttore del Corriere al posto di Ferruccio de Bortoli.

Intanto in Borsa l'atmosfera su Rcs si scalda (+3,2% a 1,13 euro il titolo). L'attenzione è puntata sulle mosse di Urbano Cairo che, come rivelato da il Giornale , starebbe rafforzando la propria presa sul Corriere, salendo al 4,2% dal 3% circa del capitale, proprio a ridosso della scadenza per la presentazione delle liste (il termine è domenica). «Faccio comunicazioni solo quando supero le soglie», ha dichiarato l'imprenditore senza voler commentare oltre. Le regole Consob impongono di uscire allo scoperto quando si supera il 2% o il 5%. Lo stesso imprenditore ha, peraltro, ammesso di «valutare varie opzioni» per il nuovo board: potrebbe avere i tre posti riservati alle minoranze. Tanto più che non sono da sottovalutare le disponibilità di cassa dell'editore di La7. Cairo Communication (controllata al 72,8% dallo stesso Cairo) infatti, a fine aprile, dovrebbe entrare nella disponibilità degli 88 milioni ricevuti in dote da Telecom Italia per rilevare, due anni fa, La7.

Di certo Cairo non ha nascosto tutto il proprio malcontento, ribadendo le perplessità sulla gestione di Rcs e sulla «situazione di difficoltà» in cui versa la casa editrice milanese, pur sottolineando i «buoni rapporti» con Jovane, fortemente voluto dalla Fiat di John Elkann. «Dal primo gennaio 2012 al 30 settembre 2014 la società ha bruciato cassa per 288 milioni, quasi quanto quelli incassati per le dismissioni». Senza considerare, poi, che «se vendi dei gioielli di famiglia per coprire le perdite non fai la cosa giusta».

Cairo, inoltre, non è sembrato convinto neppure sulla candidatura di Costa: «È una persona che sicuramente considero perbene e stimo» ma «non mi sembra che ci sia un track record strepitoso». Ma i giochi per il nuvo consiglio di amministrazione di Rcs ormai sono decisi.