Rcs, l'inoptato sottoscritto solo per metà

Solo metà dell'inoptato dell'aumento di capitale di Rcs è stato sottoscritto al termine del periodo per l'esercizio dei diritti. Come ha reso noto ieri il gruppo editoriale solo il 7,78% delle nuove azioni (5,6%) non assegnate nella prima fase è stato comperato, mentre un altro 7,7% è stato acquisito dal consorzio di garanzia capeggiato da Banca Imi e da Bnp Paribas. Considerato che la controllata di Intesa Sanpaolo aveva un impegno del 40% sul totale inoptato, al gruppo di Ca' de Sass guidato dal ceo Enrico Tomaso Cucchiani andrà un altro 2,4% circa di Rcs portandone la quota complessiva al 7,4 per cento. Anche se quanto derivato in virtù del ruolo di coordinatore del consorzio verrà gestito in un'ottica assai diversa dalla quota apportata al patto di sindacato.
Complessivamente, quindi, l'aumento di Rcs è stato sottoscritto al 92,7% (per le nuove risparmio di categoria B c'è stato il tutto esaurito) e, considerato l'intervento del consorzio, l'incasso per la società di Pietro Scott Jovane è stato di 409,9 milioni di euro
La conseguenza pratica degli esiti comunicati al mercato è che, molto probabilmente, non c'è nessun «Mister X». È molto difficile che un investitore abbia rastrellato il 100% dei diritti inoptati per poi sottoscriverne solo la metà. A questo punto, è molto più realistica la ricostruzione secondo la quale i quattro investitori intervenuti durante l'asta siano stati dei fondi speculativi che ne hanno approfittato per fare un po' di arbitraggio.
Resta sempre in piedi la questione sul 5% acquistato durante la prima fase dell'aumento, ma i numeri, tuttavia, lasciano poco spazio al riequilibrio delle forze in campo. Analogamente, visto che non vi sono state comunicazioni tempestive alla Borsa, nessun altro socio del patto (eccetto Intesa Sanpaolo in qualità di underwriter) ne ha approfittato per aumentare la partecipazione.
E dunque, con un patto forte di oltre il 60% di Rcs e Fiat al 20,135%, Mediobanca al 15 e Pirelli-Fonsai sopra il 5%, per Diego Della Valle (fermo all'8,8%) e/o altri soggetti imprenditoriali (anche se tanto Urbano Cairo quanto la famiglia Barilla e pure Investindustrial avevano in qualche modo negato le indiscrezioni) sarà molto più difficile parlare di riassetto. In ogni caso, a fine mese ci sarà la riunione del patto: un'occasione per riflettere sullo stato di avanzamento del piano industriale e sulle eventuali modifiche da apportarvi, inclusi eventuali spin off. Intanto, Pietro Scott Jovane ha incassato il sì dei redattori dei periodici all'accordo con Prs e alla cassa integrazione per le testate no core.