Rcs, ora Della Valle conterà di più

«Forse questa volta le cose cambiano». L'apertura di Diego Della Valle al nuovo assetto post-aumento di Rcs, svelata sorprendentemente giovedì sera a Servizio Pubblico, modifica la prospettiva attraverso la quale analizzare il futuro della casa editrice del Corriere.
«L'impressione è che abbiano tutti voglia che questi patti terminino presto e non se ne parli più», ha sottolineato Della Valle, senza fare riferimenti espliciti (tranne una critica personale a John Elkann), ma alludendo a un sostanziale placet di Giovanni Bazoli.
Mr. Tod's non è entrato nel merito, ma nelle ultime settimane sia Nagel che Cucchiani si sono spesi per svelenire il clima.
La fine dell'accordo parasociale di Rcs è nei fatti. Entro il 14 settembre gli azionisti che lo vorranno invieranno le disdette. Tra questi quasi sicuramente ci sarà Mediobanca che, nel frattempo, avrà già presentato il nuovo piano industriale basato sull'attività bancaria (corporate & retail). Messa in sicurezza Rcs, un progressivo disimpegno del proprio 13,7% non sarà da considerarsi più un tabù. Ecco perché Alberto Nagel si è assicurato che i soci di Rcs fossero pronti a non ostacolare l'aumento e, se possibile, a seguirlo in vista di un ridisegno dell'editore. Cui Della Valle parteciperà.
Per quanto la storia finanziaria li collochi su sponde opposte, anche il ceo di Intesa Sanpaolo, Enrico Tomaso Cucchiani, ha adottato in parallelo la stessa linea di condotta. Con discrezione Ca' de Sass ha lavorato per stemperare le tensioni e, in quanto capofila del consorzio, è stata tra i principali artefici della rinegoziazione del finanziamento da 600 milioni. Eppure Cucchiani, citando la massima di Guido Carli («le banche non devono occuparsi di editoria»), ha aperto la strada a «un giro di boa». Anche Intesa, prima o poi, lascerà la compagine pur essendo destinata ad aumentare la quota post-aumento.
Come spiegare, dunque, il puntuto intervento dell'avvocato Erede, rappresentante di Della Valle, all'assemblea di giovedì e il conseguente no all'aumento? Si è trattato di un'azione diversiva che, però, ha aperto un velo sulle difficili condizioni di Rcs. L'indole dialogante del presidente Provasoli è sintomatica della possibilità di rivedere parzialmente il piano industriale, magari non chiudendo all'ipotesi di alcune separazioni funzionali e/o societarie (il cosiddetto «spezzatino») che potrebbero coinvolgere in prima persona Della Valle stesso.
Sullo sfondo resta la figura del professor Giovanni Bazoli, ministro del «tempio» di Via Solferino. Senza la mano tesa offerta a Mister Tod's, difficilmente si sarebbe ottenuta questa composizione. La rinuncia al patto del quale è stato sempre il dominus non è una sconfitta personale. Se il Corriere dovesse «autonomizzarsi», continuerà a esserne il nume tutelare. Ieri, in Borsa, Rcs ha perso il 9,86% a 0,64 euro. Le vendite sono funzionali ai riposizionamenti sull'aumento che sarà a sconto. Da lunedì le ordinarie saranno raggruppate nel rapporto 20 a 3.