Rcs, il patto cerca la quadra per l'assetto post aumento

Rcs ieri ha segnato un pesante calo in Borsa cedendo il 9,09% a 3,1 euro. Proseguono i riposizionamenti in vista del diluitivo aumento di capitale da 400 milioni (più 100 milioni dedicati a nuovi titoli di risparmio). Ieri pomeriggio si è riunito a Milano il patto di sindacato dell'editore presieduto da Francesco Merloni. La riunione è durata circa un'ora e mezzo e ha preso in esame alcune tecnicalità legate all'aumento e alcuni aspetti del piano strategico al 2015 (compreso l'accordo di finanziamento del debito con le banche da 600 milioni). Al vertice erano presenti quasi tutti i soci a eccezione di John Elkann, presidente di Fiat, Giampiero Pesenti, numero uno di Italmobiliare, Enrico Cucchiani, ceo di Intesa Sanpaolo e Roberto Bertazzoni, che probabilmente si sono collegati in teleconferenza. Non è stata assunta nessuna decisione significativa sulla sistemazione della quote al termine della ricapitalizzazione: il tema sarà oggetto di una prossimo congresso del direttivo al termine dell'operazione. A tal proposito, è stata convocata per giovedì 13 una riunione del cda di Rcs per definire le modalità dell'aumento che partirà lunedì prossimo. In quella sede si dovrebbe definire il prezzo delle azioni di nuova emissione.
Ieri mattina all'assemblea di Assolombarda, l'ad di Rcs, Pietro Scott Jovane, è tornato su alcune particolarità che hanno caratterizzato il difficoltoso iter verso la ricapitalizzazione. «Non c'è tecnicamente una trattativa, nessun tavolo su cui tornare», ha affermato in merito all'adesione dei soci più riottosi all'aumento.
Scott Jovane ha comunque aggiunto che «siamo realmente aperti a tutti i suggerimenti che vengono da chiunque, in particolare dai nostri soci». Anche in questo caso, secondo quanto si apprende, la riflessione su un eventuale aggiornamento del piano industriale è rinviata al termine dell'aumento. Non ci dovrebbero essere sostanziali modifiche a quelli che sono gli obiettivi fissati dal manager, soprattutto per quanto riguarda le dismissioni, ma si potrebbe avviare un ulteriore ripensamento della struttura societaria del Corriere. Magari procedendo alla separazione e/o scorporo delle varie aree di business.
Sulle cessioni dei periodici «non ci sono novità, ma troveremo la soluzione migliore prima delle ferie», ha tagliato corto l'amministratore delegato.