Rcs, il patto marcia verso il rinnovo E apre a Mister Tod's

«Mantenere e garantire la stabilità» di Rcs. Il messaggio che esce dalla prima riunione del patto di sindacato post-aumento è di due tipi e porta a due distinte conseguenze. Il primo e più importante è che l'accordo parasociale, in scadenza a marzo 2014, verrà in qualche modo rinnovato. A tal proposito i soci - Fiat, Mediobanca e Intesa in testa - hanno rinviato dal 14 settembre al 31 ottobre i termini per la disdetta e hanno dato mandato al consigliere Piergaetano Marchetti di studiare nuove formule per l'intesa, dalla quale Mediobanca, Unipol-Fonsai, Generali e i Merloni hanno intenzione di disimpegnarsi.
Separatamente, i grandi soci hanno accettato di allargare i discorsi anche agli azionisti fuori dal patto. In primis, Diego Della Valle (8,99%) e in seconda istanza Urbano Cairo (2,8%). «Ragioneremo nei prossimi mesi su quella che può essere un'evoluzione del patto, anche perché c'è da parte di tutti l'assoluta convinzione che sia importante mantenere e garantire la stabilità, in modo tale che Rcs possa portare avanti questo piano», ha dichiarato il presidente di Fiat e primo azionista (20,55%), John Elkann, confermando non solo l'ad Pietro Scott Jovanem ma anche il direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli («Non c'è nessuna ragione per cambiare»).
Circostanza ribadita anche dal presidente del cds di Intesa, Giovanni Bazoli. «Siamo convinti che una proprietà condominiale non funzioni e che la società debba essere guidata da una proprietà coesa: l'intervento di Fiat è stato da noi giudicato positivamente perché proveniente da un azionista che è stato il perno del patto», ha dichiarato. Mediobanca, invece, ha incassato la disponibilità a sondare i soci esterni per avviare quell'allargamento che le consentirà di uscire senza creare problemi agli altri soci. Allo stato attuale, senza Piazzetta Cuccia, il peso di Fiat nel patto salirebbe oltre il 50 per cento.
Il board di Rcs, invece, ha approvato una relazione che vede nel primo semestre una perdita di 125,4 milioni di euro, in calo rispetto ai -427 milioni a giugno 2012, ma sostanzialmente invariata se si escludono i 307,7 milioni di write-off dell'anno scorso. I ricavi consolidati hanno segnato una flessione annua del 14,3% a 647,9 milioni, frutto di un mix tra il -21,5% degli introiti pubblicitari e il -10,7% della diffusione di quotidiani e periodici. In aumento i ricavi digitali, +4,3% a 73,1 milioni (11,3% del totale, 25% l'obiettivo a fine 2015), un segno della maggiore focalizzazione sull'online. L'ebitda di gruppo è stato negativo per 104,9 milioni (-28,9 milioni) e ha risentito degli accantonamenti di 76,3 milioni per la riduzione del personale. Questa voce ha reso negativa anche la marginalità di Corriere e Gazzetta (90 giornalisti in uscita, ndr), scesa da 34,6 milioni a -19,7.
L'aumento di capitale da 410 milioni circa, recentemente concluso, consentirà di contenere il deficit a 560 milioni, valore di poco inferiore all'importo della nuova finanza che sarà erogata dalle banche (600 milioni). Insomma, la semestrale restituisce l'immagine di un Rcs che continua a produrre rosso (la perdita 2013 sarà significativa) e che necessita di ulteriori risorse per completare la transizione verso il digitale (15,2 milioni di investimenti nei primi sei mesi). Ecco perché la riunione del patto di sindacato di ieri è stata decisiva: l'ad Pietro Scott Jovane ora è un po' più saldo di prima. Gli apprezzamenti di Elkann per l'incipiente turnaround non sono stati casuali. Anche l'apertura a Della Valle ha un suo significato, ma i margini sono molto stretti perché i pesi in campo sono ben definiti e quindi lo spazio della mediazione è più limitato. Starà a Mister Tod's saper trattare.