Rcs, il patto è di nuovo sopra il 60%

L'aumento di capitale di Rcs si è concluso con esiti migliori di quelli inizialmente preventivabili. Secondo le prime stime ufficiose, sarebbe stato sottoscritto l'85% delle opzioni della ricapitalizzazione da 421 milioni. È rimasto inoptato il 15% dei titoli (corrispondenti all'11,2% circa del capitale post-aumento) che saranno offerti nuovamente in Borsa da mercoledì per 5 sedute consecutive.
Ovviamente, se da lunedì le riflessioni saranno avviate nel senso auspicato da Diego Della Valle (che ieri ha confermato la sottoscrizione pro-quota del proprio 8,8% per un impegno di complessivi 40 milioni), cioè scioglimento del patto di sindacato e nuovo piano, l'imprenditore marchigiano potrebbe acquistare successivamente l'inoptato che le banche si ritroveranno in pancia e, dunque, arrivare al 20 per cento. Dalle comunicazioni alla Consob, effettuate dai soci durante lo svolgimento dell'aumento di capitale, emerge una fotografia dell'azionariato che ha subito modifiche sostanziali ma che - nei fondamentali - non vede i rapporti di forza ribaltati.
Innanzitutto, il patto di sindacato (che potrà essere disdettato da settembre) si ritrova con un 60,5% circa del capitale dal 58,1% precedente l'operazione. Al suo interno, però, i pesi specifici sono mutati. Ora il primo azionista è Fiat con il 20,135%, seguita da Mediobanca (15,14%) e dal tandem Fonsai-Pirelli (5,54% e 5,3%) rispettivamente. Parzialmente diluiti i Pesenti (3%) e i Lucchini (1,2%), mentre non hanno seguito la ricapitalizzazione Generali (0,9%) e Merloni (0,5%).
Ovviamente occorre ricordare che, in base agli impegni assunti dal consorzio di garanzia, Intesa Sanpaolo dovrebbe sottoscrivere un 4,5% post aumento (portandosi a un 9,5% virtuale), mentre Mediobanca dovrebbe coprire una quota massima inferiore all'1 per cento. Fuori dal patto, invece, Benetton e famiglia Rotelli non hanno sottoscritto, scendendo rispettivamente all'1,04% e al 4,15. Quote che, sommate a quelle di Mister Tod's assommano un totale del 14% del nuovo capitale. Insomma, considerate le posizioni dei soci fuori e dentro il patto (74,5% circa) e l'inoptato (11,2%) che resterà - almeno inizialmente in capo alle banche del consorzio guidate da Intesa Sanpaolo e Bnp Paribas, ciò significa che è stato sottoscritto un 15% circa del capitale della società. Poiché il flottante pre-aumento di Rcs si attestava al 9,5% circa e, ipotizzando che i piccoli azionisti abbiano seguito pro-quota l'operazione, si sarebbe perciò costituito un «polo» del 5% minimo. Nessuna indicazione ufficiale è stata fornita in merito e, perciò, bisogna restare nel campo delle ipotesi. Né può venire in soccorso il responso della Borsa, considerato che le nuove azioni non sono state ancora liberate. Ieri, tuttavia, il titolo ha chiuso a 1,23 euro (-1,28%), allineandosi agli 1,235 euro del prezzo dell'aumento, con il 25% del capitale scambiato.
Il vero cambiamento potrà venire solo da un'adesione chiara e significativa di Mediobanca e Intesa agli accordi proposti da Della Valle giovedì scorso. Ieri, tuttavia, l'ad di Ca' de Sass, Enrico Tomaso Cucchiani, non si è sbilanciato. «Non sono il ventriloquo di Della Valle» e le decisioni sul patto Rcs saranno prese «con buon senso e sulla base di elementi di carattere oggettivo» al termine dell'aumento, ha detto. Il top banker, tuttavia, ha auspicato che lo scontro Fiat-Tod's non degeneri. «Sono un figlio dei fiori, sono un uomo di pace e non credo nella guerra. Credo si possano trovare soluzioni ragionevoli nell'interesse della società», ha tagliato corto. E anche Mediobanca, finora, si è ben guardata dallo scoprire le proprie carte.